Alla scoperta del nuovo meraviglioso album dei Two Things of Gold

  1. Ciao e benvenuti! Come è nato il progetto Two Things Of Gold e cosa ha ispirato il nome del duo?

Io e Diego abbiamo già lavorato insieme per l’album “Be Free” uscito nel 2017 sempre per A.MA Records. “Two Things of Gold” è il proseguimento naturale di “Be Free”. Il titolo dell’album è anche il titolo del primo brano. Due siamo noi e due sono i dischi. Due di due mi viene da dire.

  1. Quali sono le vostre principali influenze musicali?

Il jazz sicuramente da parte mia, l’hip hop, soul, r&b, rap e trap da parte di Diego. Sono d’accordo con Robert Glasper, quando afferma che il jazz è la madre dell’hip hop, e con il trombettista Nicolas Payton che tutto è Black American Music.

  1. Come descrivereste lo stile musicale di Two Things Of Gold e quali elementi caratterizzano il loro suono?

Uno stile fuori dalle gabbie concettuali dove il jazz diventa ricerca musicale tra schegge etno, inserti modali, soul music, spiritual jazz. Un rollercoaster tra passato e presente in un suono organico e mutante.

  1. Qual è il significato di “Rooms To Go” come singolo di lancio dell’album?

Non so se avete mai sognato la vostra casa con una parte inesplorata, vecchie bellissime stanze da ristrutturare, spazi nascosti e segreti. E’ un mio sogno ricorrente ed è un sogno ben augurante. Il nostro è un invito a vivere l’arte come strumento d’esplorazione e conoscenza.

  1. Qual è il concept dietro l’album omonimo di Two Things Of Gold e come si sviluppa attraverso le sue 14 tracce?

Dietro un album c’è sempre un giardino dove abbiamo gettato i semi, e qualcosa è nato e cresciuto di fronte alla nostra incredulità. Non so se è il caso di parlare di un concept album. All’inizio era il caos creativo, poi i brani, la loro costruzione e stesura, la scelta dei disegni per l’artwork dell’album e le lyrics. Tutto si è magicamente posizionato per creare un pensiero unico che assorbiva tutti i movimenti sonori contenuti nel disco. Sono due i dischi, sono diversi fra loro, uno più intimista l’altro più solare come i poli opposti Yin e Yang, ma legati fra loro in un rapporto di completamento. Ad essere due sono anche gli stati d’animo all’interno dello stesso brano e le lyrics, che a volte travalicano il senso logico, mostrando lo spirito del brano senza ricorrere ad un’analisi intellettuale.

  1. In che modo le reinterpretazioni di capolavori jazz si integrano con gli inediti nell’album?

I brani che abbiamo scelto di rivisitare sono fantastici, e anche nella loro diversità sono gli arrangiamenti a renderli compatibili con gli originali.

  1. Chi sono i talenti creativi di primo piano che hanno partecipato alla produzione dell’album e in che modo hanno contribuito al suo suono?

Sicuramente spiccano i nomi di Roberto Rossi che ha suonato trombone e tromba e ha creato l’arrangiamento dei fiati di alcuni brani, la sua tromba con la sordina in qualche brano fa ricordare Miles. Alessandro Maiorino con le sue meravigliose linee di basso, Mauro Beggio col suo groove raffinato e le chitarre di Alberto Parmegiani sono stati tutti determinanti. Ma siamo veramente grati a tutti i musicisti che hanno partecipato al disco. Ogni piccolo o grande contributo é stato essenziale.

  1. Quali sono le principali collaborazioni di te Francesca nel mondo accademico del jazz e del pop e come hanno influenzato la sua carriera musicale?

Ho avuto molte collaborazioni e tutte mi hanno arricchito. Essendo eclettica ho spaziato molto e da ogni situazione ho appreso lezioni importanti. Come dice Wayne Shorter essere jazz significa essere creativi in qualsiasi genere.

  1. Quali sono i piani futuri per Two Things Of Gold dopo l’uscita del loro album di debutto?
    La priorità adesso è finire le prove per un live che vogliamo portare in giro. Una cosa abbastanza minimale con Diego all’mpc e live electronics e qualche ospite speciale. E poi abbiamo musica nuova sulla quale già stiamo lavorando.