Claudym sbarca con il nuovo singolo “Cose che si dicono”

  1. Innanzitutto, ben-ritrovata Claudym! Come stai?
    Ciao Nicholas, molto bene, grazie!
  2. Come ti senti riguardo all’uscita del tuo nuovo singolo “Cose che si dicono”?
    Direi contenta. Non avevo molte aspettative visto il periodo e la mole di brani usciti, ma sta piacendo e ne sono davvero felice.
  3. Puoi spiegarci di cosa parla esattamente il brano “Cose che si dicono”?
    “Cose che si dicono” è un brano che parla di impegni che non si mantengono, con gli altri e con noi stessi: un elogio ai procrastinatori seriali.
  4. Qual è stata la tua ispirazione per scrivere questa canzone?
    Non lo so esattamente, ricordo che mi stavo preparando per uscire, era appena prima dell’uscita del mio primo ep Un-Popular (quindi più di un anno fa), e mi è venuto in mente “cose che si dicono poi non facciamo mai” già con la melodia. Me la sono canticchiata per il resto della serata e grazie a quelle parole arrivate un po’ dal nulla sapevo già qual era il tema e di cosa volevo parlare. A livello melodico, da subito, qualcosa mi rimandava all’italodance dei ’90-’00, e infatti sul primo bridge con “un disco rotto, un vecchio club, and everyday and everynight lo sai ti penserò” ho voluto citare L’amour Toujours di Gigi D’Agostino.
  5. Come è stato lavorare con il produttore Okgiorgio per questo singolo?
    Ecco, questo è stato uno di quei pezzi sui quali siamo impazziti di più, forse il peggiore. Siamo passati da un sacco di versioni prima di trovare il sound giusto, però è un viaggio che alla fine mi diverte fare. Esplorare varie strade per capire se la cosa che pensiamo sia giusta lo sia veramente. Alla fine, come tutte le cose, dopo la disperazione è arrivata l’idea e siamo stati felici entrambi del risultato.
  6. Quali sono le principali differenze tra “Cose che si dicono” e i tuoi precedenti singoli “Bugia” e “Joanne”?
    Li trovo in realtà tutti molto collegati ma con un’identità che li differenzia. Mi piace lavorare alle canzoni come se fossero dei capitoli diversi, cercando di non ripetermi, e questo penso che le renda tutte mondi diversi ma all’interno dello stesso universo che ha un certo tipo di sound e di approccio alla scrittura. “Cose che si dicono” è comunque il primo brano che ho scritto dopo l’ep e penso che si senta. Fa un po’ da ponte tra Un-Popular e il futuro disco.
  7. Puoi raccontarci qualche curiosità sul tuo processo creativo quando scrivi e componi le tue canzoni?
    Faccio un po’ fatica ad analizzare il mio processo creativo perché è molto random. La cosa che so è che non riesco a mettermi in studio a scrivere a tavolino. Sono lenta, nel senso che impiego tanto tempo a capire cosa voglio dire, perché non voglio dire cose a caso, voglio come ogni cosa che scrivo sia speciale e al massimo di quello che posso dare in quel momento. Ho notato che dopo giorni in cui penso tanto alle parole e alla melodia, alla fine l’idea mi arriva proprio quando stacco il cervello e sono sovrappensiero, ma c’era comunque bisogno di riempirlo di informazioni per trovarla.
  8. Come hai fatto a bilanciare la tua carriera come illustratrice con quella di cantautrice emergente?
    Purtroppo adesso la carriera da illustratrice l’ho un po’ accantonata, dico purtroppo perché mi piacerebbe sempre fare mille robe ahaha. Però sto impiegando così tante energie creative nella scrittura del disco e nella sua relativa promozione, che non sento come un tempo la necessità di sfogarne altre nel disegno (come quando facevo le miniature, intendo). Anche se l’illustrazione mi accompagna sempre, mi aiuta a definire l’immaginario e l’estetica del pezzo, con copertine, grafiche, materiali per i teaser o bozzetti vari per foto, video, ecc. che preparo io. Non vedo l’ora di lavorare al merch, quando sarà il momento, con capi realizzati da me, magari addirittura qualche pezzo unico.
  9. Puoi parlare del tuo coinvolgimento nel programma Keychange e dell’importanza dei progetti di sviluppo dei talenti nella musica?
    Sono super contenta del coinvolgimento nel progetto Keychange, prima di tutto perché porta avanti degli ideali in cui credo e che sono felice di poter sostenere, poi secondariamente per il riconoscimento artistico nell’essere una delle 74 artiste e innovatori selezionati. Il progetto prevede la partecipazione a una serie di meeting e infine, per noi artisti, ci sarà un live all’estero (nel mio caso al MaMa festival di Parigi). Per ora ci siamo incontrati a Bruxelles al primo meeting nel quale abbiamo affrontato temi molto interessanti e utili, anche se poi l’esperienza di viaggio e il tempo passato con le altre persone coinvolte nel progetto sono state le cose che più mi hanno aiutata, come persona e di conseguenza come artista. Non vedo l’ora di vivermi il resto del percorso.
  10. Quali sono le tue aspettative per il MAMA Festival di Parigi, in cui ti esibirai a ottobre?
    Non ci sto ancora pensando ad essere onesta, è un meccanismo di difesa ahaha. Però ne sono stra felice, anche perché amo andare in trasferta con la band e il team, ci divertiamo sempre molto quindi sarà bello. Parigi è una città che adoro, tra l’altro ora che sto rispondendo alle domande sono qui in vacanza. Spero che la mia musica incontri i gusti del pubblico, non ho idea di come potrebbero reagire e del tipo di trasporto che hanno in generale, sarà un’esperienza totalmente nuova ed emozionante.
  11. Quali sono le tue aspettative per il futuro?
    Non ho aspettative per il futuro, non so come spiegarlo, è strano ma è da quando sono piccola che sento che un giorno sarei riuscita a comunicare con un pubblico grande, attraverso la mia musica o la mia persona. Non so quale sarà la strada e quanto ci metterò, affronto tutto a piccoli step e cercando di dare il massimo, ma penso che un giorno arriverà. Per ora il mio obiettivo è chiudere il disco ahaha.