Enula ritorna con il suo nuovo magnetico singolo “Big Bang”

1. Ciao Enula! Sono entusiasta come te per l’uscita imminente di “Big Bang”. Come ti senti ora che stiamo per immergerci nell’esperienza della tua nuova musica?

Ciao! Sono davvero emozionata per l’uscita di ‘Big Bang’. Ho messo tutto il mio cuore e la mia anima in questa canzone e nei temi che esplora, e ora non vedo l’ora di condividere questa esperienza con il mondo. Spero che chi ascolta possa trovare un pezzo di sé in queste note, così come io ho trovato una parte di me nel crearle. È sempre un po’ snervante rilasciare nuova musica perché è un salto nel vuoto, è come svestire una parte di se, e le possibilità che non venga apprezzata esistono, ma ci vuole coraggio e io ne ho; sono fiduciosa che le persone riceveranno questo brano con lo stesso amore con cui è stato realizzato.

2. Parlando di “Big Bang”, hai raccontato dell’essenza del vivere nel presente e della natura dei ricordi. Qual è stata la situazione specifica o l’ispirazione che ti ha spinto a esplorare questo tema nella tua musica?

Il tema di vivere nel presente e riflettere sui ricordi è nato da un periodo di introspezione personale.

Delle volte, mi ritrovo a vivere le mie giornate in uno stato di “dormi-veglia”, dove la consapevolezza del momento presente sfugge totalmente. Capita di avere il telefono in mano e, all’improvviso, rendermi conto di aver appena perso il tramonto davanti a casa, lo sguardo del mio cane che mi cerca, una stella cadente nel cielo per un desiderio. In quei momenti mi accorgo di vivere senza essere presente a me stessa, e all’improvviso quel momento, è già un ricordo. Mi sembra spesso di perdere pezzi di me, così, mi capita a volte, di scrivere le mie giornate su un quaderno, quei momenti che altrimenti svanirebbero nella dimenticanza col passare degli anni.

Questo brano è il mio tentativo di riconciliare questi pensieri e di trovare un equilibrio tra memoria e presenza.

3. Quando hai scritto il testo di “Big Bang” dove ti trovavi e quali emozioni stavi provando?

Spesso mi capita di trovare ispirazione di notte. Ricordo che era a San Benedetto del Tronto, a casa di amici, perciò per non svegliare nessuno, mi ero chiusa in bagno, al buio. Ricordo che, qualche minuto prima, mi ero fatta una doccia ascoltando ‘Summer on a Solitary Beach’ di Franco Battiato, poi subito dopo ho scritto Big  Bang, che ha preso forma in uno stile etereo e sognante. Tuttavia, quando poi ho portato il brano in studio, qualcosa è cambiato. La collaborazione con Michele Canova ha trasformato il pezzo. Quella che era iniziata come una ballata eterea, si è evoluta in un punto di forte contrasto: la prima strofa conserva la sua natura eterea, ma poi ci siamo lasciati andare a un beat dance energico che ha dato una nuova impronta al brano.

È stata un’esperienza incredibile vedere come una semplice ispirazione notturna potesse evolversi in un pezzo così inaspettato per me.

4.Nel parlare della percezione soggettiva del tempo e della sua velocità, hai accennato alla domanda sulla natura della vita e della morte. Cosa ti ha spinto a esplorare questo territorio filosofico così profondo?

Esplorare la natura della vita e della morte è stato un percorso inevitabile per me.

Da quando ero molto piccola, preferivo capire da dove venivo, piuttosto che domandarmi quale fosse il mio gusto di gelato preferito. Passavo notti a teorizzare la vita e la morte, volevo capire assolutamente come funzionasse questo labirinto che ci porta tutti da un punto all’altro, volevo capire la funzione delle dualità che inevitabilmente ci accompagnano in questo viaggio.

Col tempo, mi sono resa conto che sarebbe stato impossibile trovare una risposta certa alla mia domanda. Allora mi sono chiesta: “cosa sarebbe successo se fossi effettivamente riuscita a rispondermi?”

Di certo, mi sarei annoiata.

Perciò ho compreso che viviamo ogni giorno così intensamente, perché non conosciamo il fine ultimo della nostra esistenza. Se lo sapessimo, probabilmente il senso stesso della vita svanirebbe. Dopotutto, chi guarderebbe un film sapendo già il finale?

Io vivo e sposo, questo grande mistero, ma quello che mi tiene più di tutto attaccata a questa vita, è il bisogno di comprendere, sopra ogni altra cosa, chi sono io. Questo lo faccio ogni giorno, attraverso il riflesso degli altri.

5. Hai accennato la tua esperienza di crescita e le riflessioni sulla nostalgia. C’è un ricordo specifico della tua infanzia che ha influenzato la tua visione della vita e del tempo?

Quando ero piccola, mio padre mi dava sempre un pacchetto di cracker da mangiare. Prima di darmeli però, prendeva il coltellino svizzero che portava in tasca e incideva su ogni pezzo il disegno di una casetta. Io sapevo che stava solo facendo finta, sapevo che quei cracker erano già confezionati con quel disegno. Eppure, vedere il suo viso illuminarsi per la mia espressione stupita mi rendeva felice.

Il disegno era una “casetta” ma io e mio padre non ne abbiamo mai condivisa una, e il pensiero che, in quegli anni, io e lui potevamo essere ancora “tutto”, evoca in me ancora oggi, una profonda nostalgia.

Mi piace e mi affascina il suono di questa parola; è così dolce e pungente allo stesso tempo. Quando ho scritto “big bang”, ho immaginato me stessa nell’attimo prima di esalare l’ultimo respiro e mi sono chiesta cosa avrei provato. Gratitudine, speranza, amore, gioia?

Avrei sicuramente provato “nostalgia”.

Nostalgia per la pioggia, per la sigaretta sotto casa con gli amici alle 3 di notte, nostalgia per gli errori, per gli amori, per le piazze piene di persone, per le canzoni. Nostalgia di poter ancora sognare, nostalgia per lo sconfinato verde di questo mondo, per l’azzurro del cielo e il blu del mare. Nostalgia di chi se ne va, e di me che ogni giorno mi cerco, mi cerco anche se sembra che non mi trovo mai. Sono qui.

Ma io credo che, vita e morte non sono poi così diverse. Ogni cosa che finisce, è legata con un filo invisibile, a qualcosa che inizia.

E la cosa di cui sono sicura è che, dopo ogni fine, “non mi pentirò” di niente.

6. La tua carriera musicale è stata davvero impressionante finora. Qual è stato il momento più significativo per te finora?

“Grazie mille per le tue parole! Guardando indietro, ci sono stati molti momenti significativi, ma uno dei più memorabili è stato sicuramente quando ho sentito per la prima volta una mia canzone alla radio. È stato un momento surreale, sapere che la mia musica stava raggiungendo le persone là fuori. Mi sono sentita grata, e mi ha dato una spinta enorme per continuare a lavorare, creare e credere. È in questi momenti che mi rendo conto che i sogni possono davvero diventare realtà e che tutto quello che ho creduto fin da bambina, ha tutt’ora una grande forza attrattiva.

7. Hai collaborato con vari artisti importanti. Come scegli i tuoi collaboratori e cosa cerchi in un’opportunità di collaborazione?

Per me, le collaborazioni devono nascere da un autentico legame artistico e personale. Cerco persone con cui condivido una visione o un sentimento comune riguardo la musica e l’arte. La chimica è fondamentale: deve esserci una connessione naturale e un rispetto reciproco per il lavoro dell’altro. Inoltre, mi piace collaborare con artisti che mi sfidano a sperimentare, e che possano insegnarmi di più di quello che so ora.

Ad esempio, Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari mi ha insegnato molto sulla scrittura e sulla struttura di una canzone. Grazie a lui ho imparato a osservare i dettagli nascosti, a dare importanza alla narrazione e alla coerenza del testo musicale. Tiromancino mi ha insegnato come stare sul palco e mi ha ispirato profondamente con la sua visione artistica. Mi ha mostrato l’importanza dei live, dell’autenticità e della connessione emotiva con il pubblico, permettendomi di comprendere meglio il significato e l’impatto che un artista può avere attraverso la propria musica.

Anche gli altri artisti con cui ho collaborato sono stati essenziali per la mia crescita. Credo che le migliori collaborazioni siano quelle che permettono a ogni artista di evolversi e di portare qualcosa di inaspettato nella propria musica.

8. Hai recentemente fatto il tuo debutto cinematografico con “Addio al nubilato 2”. Qual è stata la tua esperienza più memorabile sul set?

L’esperienza sul set di ‘Addio al nubilato 2’ è stata intensa, una vera avventura fuori dalla mia confort zone musicale, ma non del tutto, dato che il sogno del mio personaggio era cantare.

Un momento particolarmente memorabile è stato il mio primo giorno di riprese. Ero molto nervosa, non sapevo bene cosa fare, ma il supporto del cast e della troupe è stato fenomenale.

Mi hanno fatto sentire a mio agio e parte della famiglia fin da subito e Il regista, Francesco Apolloni, riusciva a dirigermi con molta praticità e guidarmi in modo tale che io comprendessi cosa desiderava, mentre lui capiva esattamente cosa volessi esprimere io.

Anche quando sul set c’era un’atmosfera tesa, lui non perdeva mai di vista i tempi e io cercavo di utilizzare quell’emozione a mio favore.

È stato meraviglioso vedere come una produzione cinematografica prenda vita dietro le quinte e partecipare a quel processo creativo. 

Un’altra esperienza indimenticabile è stata girare una scena emozionante in cui dovevo piangere. Ricordo che avevo messo un auricolare Bluetooth in un orecchio per aiutarmi a commuovermi con più facilità, usando la mia canzone ‘spezza cuore’. Mi rendevo conto che girando il film, era come se rivivessi in prima persona momenti felici e dolorosi della mia vita. Ripercorrendoli, ho avuto modo di capire cosa avevo lasciato indietro.

9. Come ti senti riguardo alla reazione del pubblico e della critica al tuo singolo “Battito”?

Credo che alcune mie canzoni avranno bisogno di più tempo di altre per arrivare a più persone. È un processo naturale: le canzoni, le crei, le partorisci e poi le lasci andare, permettendo loro di seguire il proprio corso. Un po’ come fa una madre con il proprio figlio.

Fortunatamente, ho tutto il tempo che mi serve. Nel frattempo, sapere che ‘Battito’ ha già toccato il cuore di molte persone e che la critica lo ha accolto positivamente è ciò che mi spinge a continuare a credere nel mio lavoro e nella possibilità che la mia musica possa crescere e raggiungere sempre più menti e cuori.

10. Infine, qual è il messaggio principale che speravi di trasmettere attraverso “Big Bang”, e come pensi che il pubblico lo percepirà?

Per quanto riguarda ciò che il pubblico percepirà, credo che ognuno catturerà ciò di cui ha bisogno in quel momento. C’è chi la apprezzerà semplicemente per la sua melodia o il ritmo ballabile, mentre altri potrebbero voler approfondire il testo e il suo significato. In entrambi i casi, è perfettamente valido. La bellezza della musica sta proprio nella sua capacità di parlare a ciascuno di noi in modi diversi.

Per quanto riguarda il messaggio di ‘Big Bang’ è difficile spiegarlo, perchè questa canzone è stranamente una domanda. La domanda.

Siamo ancora dentro l’esplosione? Se la risposta è sì, allora siamo ancora in tempo sia per distruggere tutto che per creare ogni cosa. La vita di ciascuno di noi è un piccolo big bang personale, che ha il potere di creare l’intero universo. Dipende da noi cosa decidiamo di fare con questa straordinaria opportunità, ricordandoci delle infinite possibilità e delle responsabilità che abbiamo nelle nostre mani. Nel frattempo, là fuori, nell’universo, un’esplosione è in corso.