Il deserto del “Sahara” con Valentina Parisse

Ciao Valentina, grazie per esserci qui con noi. Il tuo nuovo singolo, “SAHARA”, è appena uscito ed è destinato a diventare la colonna sonora dei tuoi fans dell’estate 2023. Ci puoi raccontare qualcosa in più sulla sua creazione e sul messaggio che vuoi trasmettere con questa canzone?

Io non cerco di mandare messaggi con le mie canzoni, nel senso che non mi sento di essere depositaria di chissà quale verità. Quello che cerco di fare è di indagare soprattutto su un mondo interiore, sulle sensazioni, su tutto quel grandissimo patrimonio di emozioni e di sensazioni che noi tutti abbiamo dentro e che ci scaturiscono dalle esperienze che viviamo. Quindi quello che cerco di fare è anche raccontare la realtà dal mio punto di vista personale che spesso poi si incontra con quello di chi mi ascolta. Questa è la grande speranza e magari far riflettere chi ascolta suquelle che sono le proprie esperienze personali. Questo è quello che mi spinge quando creo, quando scrivo una canzone. Nel particolare Sahara è nata negli ultimi mesi, mentre riflettevo sul grande e bellissimo mistero dell’attrazione. Su che cos’è che ci spinge verso gli altri, nonostante a volte proviamo a resistere, anche se in fondo ci sono delle cose alle quali proprio non possiamo resistere.

2. Hai scritto “SAHARA” in collaborazione con gli artisti Cheope e Arale. Come è nata questa collaborazione e qual è stata l’ispirazione dietro il testo ricco di immagini suggestive?

Per me fare musica con qualcuno significa provare sin da prima un profondo sentimento di rispetto e di stima. Quindi collaboro solo con persone con cui c’è una reale, onesta e concreta affinità artistica e anche personale. Nel caso specifico di Cheope e di Arale, infatti, sono due persone che posso chiamare amiche e sono felice di chiamarle così. Sono parte della mia vita, al di là delle canzoni. Cheope è un artista immenso: ci siamo conosciuti qualche anno fa e abbiamo cominciato a scrivere insieme già da qualche canzone fa e per me è sempre, come dire, una scoperta. Ci sono sempre tante cose che poi riusciamo a trasformare in canzone. Con Lara, ossia Arale, è un rapporto più fresco. Ci siamo conosciute l’anno scorso in una delle varie session di scrittura ed è subito nata questa scintilla, questa simpatia-empatia tra di noi e devo dire che poi non ci siamo più lasciate. Nel senso che è da un anno che stiamo collaborando e stiamo scrivendo molte cose insieme. Anche qui è molto bello il rapporto che ci unisce, perché poi le canzoni devono nascere da qualcosa di estremamente vissuto. Non c’è canzone che può esistere, se non si aggrappa a una sensazione reale. Per le immagini, avevo voglia di raccontare anche con un po’ di leggerezza e quel poco di ironia che cerco di mettere nelle mie canzoni – che poi è quella che uso anche nella mia vita (sorride ndr) – in generale il mistero dell’attrazione, che ci spinge verso gli altri e anche il parlare come parlerebbe una donna di oggi, quale mi ritengo, che ha tutto il diritto e la voglia di vivere le sue emozioni fino in fondo. Anche se queste possono celare un po’ di mistero, essere non proprio chiarissime. Quindi lasciarsi andare a quella che è la scoperta di sé stesse e degli altri giorno dopo giorno.

3. Puoi parlarci dell’esperienza di lavorare con il produttore GRND per “SAHARA” e come hanno contribuito a rendere unico il sound del brano?

Sono assolutamente innamorata del mondo della produzione, quindi con Gianmarco anche in questo caso, non è il primo brano che realizziamo insieme. Rispetto molto e sono molto affascinata dalla scelta dei suoni che fa, perché per me sono fondamentali, fanno parte della scrittura e fanno parte del mio percorso artistico integrante. Forse, se vogliamo, questo mi è anche un po’ dato dalla mia esperienza all’estero. Fin da piccola proprio, dalle prime cose che ho fatto, per me il suono è fondamentale: deve essere ancorato e deve essere a supporto della parola, sempre. Sono molto felice, ma veramente tanto di questa domanda, così posta, perché se appunto si avverte che è unico il sound di questo brano, posso assolutamente dire che dietro c’è stato un lavoro certosino, molto profondo, filtrato poi anche da quelli che sono i miei ascolti di sempre. Gli artisti che mi hanno affascinata nel tempo. Ecco la ricerca del sound per me è parte della scrittura e una parte profonda e molto grande di quello che poi pubblico.

4. Nel testo di “SAHARA” si parla di legami destinati a lasciare una traccia dentro di noi. Puoi approfondire questo concetto e spiegarci quali legami intendevi esplorare con la canzone?

Qualsiasi legame. Non c’è un legame in particolare. Certo, intuitivamente il primo pensiero va alle persone che, come dire, con le quali abbiamo un rapporto d’amore o un rapporto speciale. Ma può essere davvero l’incontro con gli altri, secondo me. Può essere una chiave di lettura per noi, per migliorarci o per capirci. Credo che forse riuscirò a capire me stessa, se ci riuscirò, penso tra mille anni. Ci vorrà tutta una vita. Gli altri come dire, sono uno specchio, una fonte di ispirazione anche a volte, e quindi si gli altri ci lasciano una traccia e quando questo non accade queste persone spariscono dalla nostra vita. Ma credo, sono sicura fin da quando ho cominciato a scrivere le prime parole di Sahara, ero assolutamente certa, se vogliamo anche dalle storie che mi circondano, dei miei amici e delle mie amiche, delle persone a cui voglio bene, che tutti noi abbiamo qualcuno che sicuramente ha lasciato la sua traccia nelle nostre vite.

5. La tua voce potente e raffinata è un elemento distintivo nel brano. Come hai sviluppato il tuo stile vocale e in che modo l’hai applicato in “SAHARA” per trasmettere al meglio l’emozione della canzone?

Sono molto contenta che arrivi così la mia voce (sorride ndr). Ho iniziato a lavorare in uno studio di registrazione a 14 anni. Quindi ho iniziato subito a riascoltarmi. Questa è stata la mia palestra e la mia scuola. Quindi giorno per giorno sono riuscita a entrare in strettissima confidenza con il mio strumento e questo mi ha concesso poi nel tempo di affinare la pratica e riuscire a governarlo.

Una cosa che adoro sono gli arrangiamenti vocali. Sono forse, se vogliamo, anche questi un qualcosa che mi porto da sempre, in particolare poi dalla mia esperienza all’estero in Canada. È un qualcosa a cui all’estero forse gli si dedica anche più tempo di quanto in realtà gli si dedichi qui. Adesso un po’ di più, ma fino a un po’ di tempo fa non era la parte centrale della nostra tradizione di producing e di scrittura di un brano. Quindi si, sicuramente fa parte del mio stile, perché oggettivamente è una cosa che adoro fare. Credo che dia poi molta potenza alle parole della canzone. Alcune parole meritano di essere sottolineate, così come faremmo mentre leggiamo un libro: ci sono delle cose che ti va di sottolineare perché hanno magari un’importanza particolare. La sensazione che cerco di dare con la mia voce è quella delle parole che scrivo e che interpreto. Cerco di essere sempre molto connessa al messaggio che do. Li dove c’è potenza ci metto tutta me stessa, ma a volte basta anche davvero un semplice sussurro. È un gioco tra voci e parole e suono e tutte queste cose per me sono tutte estremamente collegate.

6. “SAHARA” mescola sonorità pop contemporanee a elementi acustici. Puoi spiegarci come hai scelto di combinare questi due elementi nel brano e qual era l’effetto che volevi ottenere?

Questa è una cosa che adoro fare, fa parte del mio stile. Io amo ambedue questi mondi. Amo il mondo dell’acustico e quello synth – elettronico. E credo che quando questi due mondi si mescolano, creano qualcosa di assolutamente unico, ed è bellissimo e super affascinante, a volte anche difficile staccarsene dal mondo dell’elettronica, perché è davvero immenso. Quando sono in studio il tempo vola alla ricerca di un suono, di quel suono preciso che possa rappresentare il messaggio, le parole della canzone. Ogni volta. Quindi è una ricerca continua. Inoltre, ogni volta che mi approccio a una nuova canzone, parto sempre da un elemento acustico e la voce. Cioè per me la canzone deve sapersi reggere sulle sole due sue gambe, che per me possono essere la chitarra o il piano. Se la canzone può essere inquadrata nella sua massima semplicità, allora vale la pena approfondire e costruirle intorno il vestito adatto con tutti gli altri suoni. 

7. Nel testo di “SAHARA” si fa riferimento all’attrazione come una forza fisica o mentale che ci scombussola dall’interno. Come hai voluto rappresentare questa dualità nell’interpretazione della canzone?

Premetto che è sempre molto difficile fare l’analisi di un testo perché l’intenzione di quando si scrive una canzone è quella di già aver detto un po’ tutto quello che si voleva dire in quelle parole. Però è una domanda interessantissima e provo a dare una risposta. Quello che ho cercato di fare è mettere del concreto, quindi delle immagini assolutamente quotidiane, come appunto la doccia – ci sono delle parole estremamente colloquiali e quotidiane – a delle immagini molto più alte, più suggestive e colorate. Poi ho cercato di metterci quel filo di ironia che mi entusiasma e che sono nella vita. Mi piace mescolare tutte queste cose per creare le mie canzoni. Qualcosa di personale che però credo che nelle sue parole nasconda poi un messaggio piuttosto pop, cioè condiviso da molte persone.

8. Nel brano si parla di un’oasi felice nel Sahara presente in ognuno di noi. Puoi condividere con noi il significato simbolico di questa metafora e come si collega al messaggio complessivo di “SAHARA”?

Credo che il momento in cui si ha la possibilità di avvicinarsi, di essere, di connettersi, di incontrare la persona che desideriamo, la sensazione è quella un po’ di avere un bicchiere di acqua fresca in mezzo al deserto. Me la sono sempre immaginata così questa cosa. È un’immagine che ho sempre pensato, in relazione al tempo, alle occasioni in cui sono con le persone che amo. Per rispondere alla tua domanda, si collega a tutto il senso della canzone perché è un po’ vorticosa, un vortice di sensazioni anche contrastanti. Perché non è sempre tutto così facile. Né il lasciarsi andare, secondo me, perché presuppone un abbandono verso l’altro, un po’ come un “volo”. Non è una cosa scontata, in qualche maniera. E appunto, ricollegandomi al messaggio generale della canzone, c’è questa corsa, questo incontro inaspettato con la persona che ha segnato in qualche modo la nostra vita e queste fiamme non si spengono mai. E quando questa fiamma si riaccende a volte diventa un grandissimo fuoco. La passione nel modo in cui la sto raccontando è molto materica. Mi piace anche questo: mentre cerco di raccontarti quelli che sono stati i miei processi creativi, ho i colori negli occhi. Come li avevo mentre la scrivevo. Ho la sensazione tattile: non ho qui della sabbia con me e nemmeno il fuoco (scherza ndr), però è molto materica. Spero che questa sensazione di tante cose che possiamo toccare e vedere quantomeno nella nostra immaginazione, arrivino a chi ascolta.

9. Oltre a “SAHARA”, hai in programma altri progetti futuri che vorresti condividere con i tuoi fan? Possiamo aspettarci nuove sorprese nel prossimo futuro?

Assolutamente sì. Ci sono tante cose a cui sto lavorando con grandissima passione e che mi stanno entusiasmando. Ci sono stati tanti cambiamenti ultimamente nella mia vita e tutta questa energia nuova credo si riverserà in tutte le prossime cose che farò. Ci sono tante canzoni che non vedono l’ora di essere fuori e condivise con tutte le persone che mi ascoltano e nelle nostre intenzioni questo accadrà molto presto. Non vedo davvero l’ora. In più c’è un percorso teatrale di un progetto molto speciale e particolare al quale sto lavorando e di cui spero di potertene parlare il prima possibile.

10. Infine, come ti senti riguardo al successo del tuo singolo natalizio “Vischio” e quali sono le aspettative che hai per “SAHARA”? Senti che il tuo percorso artistico sta prendendo una direzione particolare?

Vischio è una canzone che mi ha davvero concesso di mettere fuori tante idee, tanti pensieri e parole che avevo nel cuore da tempo. Secondo me, in maniera estremamente palese, rappresenta quel mio modo di vedere la realtà. Un po’ come un caleidoscopio. Mi piace vedere la realtà anche da un caleidoscopio, che ha mille sfaccettature, mille colori. Dipende dalla luce come filtra e in base a quello puoi vedere le cose da un lato o dall’altro. Vedere il Natale da un punto di vista amaro, era per me importante raccontarlo. Perché penso che il Natale non sia una cosa univoca, non lo è per tutti. Io sono di Roma e la realtà qui, soprattutto nella periferia, non è esattamente quella delle pubblicità che ci fanno vedere in tv. Immagino poi che questo concetto sia generalizzato in tutta Italia e in tutto il mondo. A me non piace vedere la realtà solo da una parte. La diversità delle opinioni, dei punti di vista, delle esperienze e dell’approccio che si può avere nei confronti di una festa gigantesca e che fanno diventare sempre più gigantesca anche per meri motivi, secondo me, di consumismo. Ecco, a me piace questo. Amo la libertà, insomma va beh, è inutile che sto qui a parlare di Vischio, che, come si può vedere dal mio coinvolgimento, mi prende sempre tanto. È un mondo molto importante per me come lo è Sahara. Spero che le persone possano godere di quello che faccio, perché lo faccio in maniera artigianale nella sua accezione più bella, profonda e italiana del termine. Io sto lì a cesellare ogni parola, cerco con le mie possibilità di dare sempre il massimo a chi mi ascolta e fare un viaggio insieme. Ecco, in conclusione alla domanda, mi aspetto che Sahara ci faccia fare un altro bel viaggio insieme a chi mi ascolta.