INTERVISTA AD ERICA MOU: il racconto del nuovo tour e mille altre cose

  1. Ciao Erica, come ti senti all’idea di riprendere il tour dal vivo?

Da una parte sentivo di non aver mai spezzato quel filo che mi lega al palco e agli spettatori, dall’altro avvertivo una mancanza immensa. Ricominciare è stato emozionante, ci tenevo a suonare dal vivo in questa fase della mia vita, far ascoltare a mia figlia che lavoro fa sua madre ancor prima che venisse al mondo!

  1. Puoi condividere alcune informazioni sulle date del tour, in particolare su quella di Corigliano D’Otranto al Festival Capoca e sul format di cui hai preso parte?
    A Corigliano D’Otranto è stato un incontro molto profondo con il pubblico, dove parole e canzoni si sono intrecciate in un format di concerto-intervista. Penso sia stato il modo migliore di ricominciare l’attività dal vivo, come aprire una nuova pagina di diario.
  2. In questo tour vi sta un evento, a Bari, di “Tesse Penelope Tesse”…ce lo vuoi raccontare?

“Tesse Penelope Tesse” è uno spettacolo teatrale che debutta al Kismet di Bari venerdì prossimo, 22 settembre. La voce narrante e il testo sono di Teresa Ludovico, artista che amo molto e con la quale ho già lavorato per lo spettacolo che porto in giro con Concita De Gregorio “Un’ultima cosa”, del quale Teresa ha appunto curato la regia. Accanto a noi sul palco i miei compagni di musica Flavia Massimo al violoncello e il polistrumentista Molla. Sarà un concerto recitato o uno spettacolo musicato, come preferite!, nel quale si tessono parole, fili, attese, musiche e storie.

  1. Quali spettacoli e performance possiamo aspettarci durante il tour? In particolare la data importante di Milano?

A Milano abbiamo fatto due repliche di “Un’ultima cosa” al Piccolo, il tempio del teatro italiano. È stato incredibile, un sogno che coltivavo sin da bambina quando facevo teatro scolastico. Ora lo spettacolo, dopo tre anni quasi dalla sua nascita, si fermerà per un po’ e non poteva esserci chiusura più potente.

  1. Parlando dei tuoi percorsi artistici, come hai fatto a conciliare la musica, il teatro e il cinema nella tua carriera?

È stato un processo naturale perché credo siano tutte sfaccettature della stessa identica necessità artistica, narrare.

  1. Cosa ti ha ispirato a collaborare con Concita De Gregorio per lo spettacolo “Un’ultima cosa”?

L’incontro umano con Concita, una donna straordinaria, e con i suoi testi che ti parlano e attraversano come se fossero stati scritti apposta per te, che sei lì ad ascoltare. Quando mi ha chiesto di scrivere le musiche per lo spettacolo e stare in scena con lei, mi sono sentita onorata e mi sono subito messa all’opera.

  1. Ci puoi raccontare un po’ di più sulla tua esperienza a Sanremo Giovani nel 2012 e sui premi che hai vinto?

Sanremo è un’esperienza surreale, bellissima, intensa. Sono passati molti anni ma non ho alcun tipo di rimpianto, mi sono goduta il Festival in ogni suo aspetto, non credo di essere stata così concentrata in vita mia come in quei tre minuti e mezzo delle esibizioni sul palco dell’Ariston. Il Premio della Critica Mia Martini e il Premio della Sala Stampa Radio Tv mi hanno motivata tantissimo nella carriera, in un certo senso mi hanno aiutata a trovare il mio posto in un mondo molto complesso in cui purtroppo sono anche necessari dei riconoscimenti come questi per sentirsi legittimati.

  1. Come è stato lavorare con produttori internazionali come Valgeir Sigurdsson e Davide Rossi?

Da loro ho imparato tantissimo. Le sessioni in studio con Valgeir e con MaJiKer mi hanno stimolata a mantenere anche in studio lo stesso approccio creativo della composizione, sono tuttora il mio riferimento quando inizio un nuovo lavoro discografico. Di Davide invece porto sempre con me il costante mettersi in discussione per crescere, l’equilibrio difficilissimo tra il pensiero e il cuore, il portare in studio l’intensità del live, e una grande amicizia che ancora coltiviamo.

  1. Hai avuto esperienze nel mondo del cinema e della televisione. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada?

Per me la musica è un’arte visiva, anche senza immagini. Quando canto e scrivo io vedo, provo a tradurre quella visione con la musica e le parole. Collaborare con il cinema e la televisione rende tutto esponenziale, amo i film e credo nel potere delle canzoni di esaltare le immagini e viceversa.

  1. Parlando del tuo romanzo “Nel mare c’è la sete”, cosa ti ha ispirato a scrivere un libro?

Erano anni che ci giravo intorno ma non avevo trovato il coraggio e la pazienza. Poi un giorno sono arrivati quando nella mia mente si sono affacciati i personaggi e la storia che avevo davvero bisogno di raccontare.

  1. Nel tuo album “Nature” del 2021, hai sperimentato linguaggi e stili diversi. Puoi approfondire come hai mescolato elementi naturalistici con emozioni umane nei tuoi brani?

Da sempre per me la natura è fonte di ispirazione, mi ci lega un sentimento quasi spirituale che non provo per nient’altro, una devozione. Negli elementi della natura ci siamo riflessi noi, i nostri atteggiamenti, le nostre relazioni, il nostro modo di buttarci nella vita o di fermarci sul bordo ad osservarla. In Nature, più che negli album precedenti, ho messo a fuoco questo tema ma credo sia sempre stato con me. Forse mi ha aiutata il periodo in cui l’ho composto, vivendo tra Paesi diversi, avendo a che fare con più culture e più lingue e dunque ritrovando ancora più forte una dimensione universale dell’umano e della natura.

  1. Quali saranno i tuoi progetti futuri?

Al momento farò ancora un po’ di date live fino all’autunno, poi mi fermerò perché sto per dare alla luce un nuovo album, un nuovo romanzo e mia figlia.