La delicatezza di Miele nel nuovo EP “UNA (1000Nessuna)”

  1. Come descriveresti l’evoluzione della tua musica e del tuo stile in questo nuovo EP, “UNA (1000Nessuna)”?
    Lo descriverei come un naturale cambiamento. È inevitabile nella vita, così come nella musica andare alla ricerca di qualcosa, crescere, imparare dagli errori commessi, aggiustare il tiro, nutrire nuovi desideri e avere nuove esigenze. Le canzoni all’interno di questo disco fanno parte di una nuova ricerca, di un nuovo approccio o semplicemente di una fase differente della mia vita. È un disco molto personale che penso affronti tematiche condivisibili, o almeno è quello che mi piacerebbe accadesse. È un disco ibrido, con alcuni brani più suonati e altri più prodotti, che rappresenta un po’ la mia voglia di sperimentare senza mai mettere da parte il fatto che a mio avviso la musica “deve sempre respirare”.
  2. Qual è il messaggio o il tema principale che desideri comunicare attraverso questo disco?
    L’evoluzione, la contraddizione, i cambiamenti che perseguitano gli esseri umani. Questo disco è un elogio alle sfumature.
  3. Puoi condividere alcune delle influenze musicali che hanno contribuito a plasmare il sound di questo EP?
    Fiona Apple soprattutto il suo ultimo disco, Arctic Monkeys. Per quanto riguarda i testi ho letto tante poesie ultimamente, non so se si tratti di una vera e propria influenza, ma sono particolarmente attratta dalle poesie di Chandra Livia Candiani.
  4. Cosa ti ha ispirato a creare un EP così multiforme, con una varietà di generi ed influenze?
    Il mio modo di essere umana. Ho sperimentato la contraddizione sul mio corpo, sulla mia vita fin qui, sul mio umore, sulla mia fragilità e sulle mie energie. Volevo che questo disco descrivesse queste sensazioni.
  5. Il disco si apre con l’intro di Fantasmi che chiede se è stata fatta pace con loro. Sei mai riuscita a perdonare?
    Fantasmi è un brano a me tanto caro. Lo considero più un flusso. In realtà è una canzone rivolta ad un altro interlocutore. Parla dei tormenti che certe persone indirettamente ci procurano. Spesso chi non è in pace con se stesso finisce per tirar dentro il proprio pozzo nero chi gli sta intorno, senza rendersi conto. Per quanto riguarda il perdono, lo considero un grande atto di fede e d’amore, non sempre possibile ma che penso vada concesso.
  6. Come è nata la canzone “Speranza”?
    Non ricordo con precisione, però mi piaceva tanto l’idea di personificare la Speranza e di farlo su un personaggio che non si sentiva per niente a suo agio con quella parola.
  7. Cosa volevi comunicare con “Vergogna d’infanzia”?
    È un elogio all’infanzia, ai gesti impetuosi e incontrollati dei bambini. Penso che in ognuno di noi risieda ancora quel mondo, che viene fuori ogni qualvolta perdiamo un po’ il controllo. È in quegli atti che in qualche modo viene fuori la nostra parte più autentica, che per quanto scomoda, vale la pena di portare a spasso ogni tanto.
  8. Come hai percepito il rapporto tra musica, silenzi e incoerenza nel processo creativo di questo lavoro?
    l’ho avvertito in svariati modi, ma soprattutto come un flusso interno: un alternarsi di momenti creativi veloci e lineari, come se da qualche parte si nascondesse l’urgenza di dover dire certe cose, e momenti di NON-voglia, di silenzio, di riposo e di fatica., di doverlo fare per forza. So che queste parole possono risultare strane, ma come penso che non possa esistere un processo creativo senza riposo, silenzio e pause, sono molto convinta che sia fondamentale avere anche una disciplina della creatività.
  9. “Violenza” credo sia uno dei brani più intensi del disco. Come descrivi il sentimento “violento”?
    Questa è una canzone difficile con un tema decisamente delicato e che si rivolge a tantissime forme d’amore. Faccio una premessa che ritengo opportuna a scanso di equivoci: questa non è una canzone che parla di violenza fisica e che la legittima o la giustifica. È una canzone che parla d’amore. Per me l’amore è anche impetuoso e violento, ci prende a calci nel culo, spingendoci nel bene e nel male a fare cose fuori dall’ordinario. “Violenza” descrive queste forme d’amore: “prendimi con violenza” è sinonmo di portami nel tuo mondo senza mezze misure, scuotimi e risvegliami dalla monotonia dei giorni tutti uguali. Quando penso a questo brano mi viene in mente un film poco conosciuto in Italia dal titolo “Punch-Drunk Love” di Paul Thomas Anderson, con attore protagonista Adam Sandler. Penso che in questo film sia la descrizione perfetta del “sentimento” di violenza di cui si parla.
  10. Cosa puoi dirci riguardo agli aspetti visivi e fotografici dell’album, e come questi si collegano alla tua musica?
    La musica è una forma d’arte che si presta ad essere associata ad aspetti visivi. Ho collaborato con due bravissimi fotografi: Marco Servina e Matteo Strocchia che mi hanno dato una mano a trasferire il significato delle canzoni in immagini. Sono molto soddisfatta del risultato perché i contenuti realizzati sono molto minimal, scarni e mai troppo didascalici. Semmai riescono sempre ad aggiungere un qualcosa in più. Considero, infatti, immagini e visual un’estensione delle mie canzoni.
  11. Hai in programma delle date live, prossimamente?
    Stiamo lavorando per portare il disco live e non vi nascondo sia la parte che più preferisco di questo mestiere/passione che mi sono scelta