L’atteso ritorno di Cara con il nuovo singolo “Verso Casa”

  1. Benvenuta, Cara! Come ti senti nell’affrontare l’emozionante fase di lancio di “Verso Casa”? Quali sentimenti e riflessioni ti accompagnano mentre ti prepari a condividere la tua musica con il mondo?

Ciao! Grazie. Provo tante cose insieme in questo momento. Ero impaziente di condividere questa canzone, perché a me ha fatto molto bene scriverla e spero che possa far bene a qualcuno ascoltarla. Al tempo stesso sono stati due anni in cui ho messo in pausa tante cose e ho anche imparato ad avere pazienza, era necessario per me e infatti mi è servito. Quindi adesso sento che è l’inizio di un nuovo viaggio e come tutte le partenze, c’è un po’ di agitazione, ma è un motore che mi è essenziale per essere concentrata e carica di energia positiva.

2. Raccontaci di più sul processo creativo di “Verso Casa”. Qual è stata la tua fonte di ispirazione principale e quali sfide hai affrontato nel trasformare le tue emozioni in un brano così coinvolgente?

Verso Casa è nata mentre gironzolavo per la cucina con un mestolo in mano. Prima di mettermi a girare la pasta, ho guardato fuori dalla finestra. In quel momento mi è arrivata forte e chiara l’immagine di me, da piccola, seduta sotto la pioggia, in mezzo a una Milano che corre. Quindi direi che l’ispirazione mi è arrivata catapultandomi nel passato, guardando Milano con gli occhi di una bambina che ancora quella città non la conosce, ma con la consapevolezza che ho nel presente e dentro una Milano in cui adesso abito. In questa canzone ci sono varie fasi della mia vita, tutte caratterizzate da un conflitto, con me e con quello che c’è fuori. Dentro ci sono io che mi sono innamorata di una foglia che cade, poi ci sono io che quella foglia non la vedo più, ci sono io che incontro una persona sbagliata, come ci sono io che riesco a lasciarla andare. In questo brano sono come una pallina da tennis che rimbalza, ma c’è qualcosa che lega tutte le mie evoluzioni, che è la consapevolezza che nonostante le cadute, troverò sempre la strada di casa, che per me equivale al saper tornare quella bambina seduta sotto la pioggia.

3. Nella tua visione, “Verso Casa” è molto più di una semplice canzone. È un riflesso della frenesia della vita moderna e della ricerca di un rifugio interiore. Qual è il tuo punto di vista su questa ricerca di autenticità nella società contemporanea?

Una sera, di recente, ero con una mia amica a un bar vicino casa. È uscito fuori un discorso che aveva a che fare col buttarsi nelle cose, per quanto rischiose fossero. Sviscerando varie situazioni anche al di fuori delle nostre, mi è venuto di conseguenza da riflettere su una prudenza generazionale che noto interfacciandomi col mondo. Penso che la società contemporanea detti troppe regole, ma il guaio non è solo questo, è che le detta velatamente, sottoforma di fiocchetti rosa e pasticcini. Mi spiego meglio, le foto sui social e il concetto distorto di perfezione, il fallimento che sembra non essere più concesso a causa della velocità a cui sembra bisogni per forza conformarsi, le comunicazioni che sono sempre di più accompagnate dal silenzio, invece che dal dialogo. Nessuno ti dice che queste cose esistono e hanno un peso, ma ci sono e si respirano nell’aria. Tutto questo penso generi una reazione a catena di paura nell’esporsi, ma io credo che esporsi sia l’unico modo per vivere a pieno le cose, anche a costo di sentirsi ridicoli e fare pace con una delusione. Una persona una volta mi ha detto che fare una figuraccia al giorno è formativo, lo penso anche io. Sono dalla parte della spontaneità, e ho molto a cuore la mia generazione, di cui comprendo le difficoltà, le vivo anche io. Quello che voglio fare con la mia musica ha anche a che fare con tutto questo, mi piacerebbe farmi vedere il meno perfetta possibile, e quindi come sono, perché penso che in più siamo a farlo, più possibilità c’è che questa prudenza venga meno.

4. Riflettendo sulla tua crescita artistica, quali momenti chiave ti hanno fatto capire che eri sulla strada giusta verso il successo? Quali lezioni hai imparato lungo il cammino?

Quello che ho imparato più di tutto e dall’inizio del mio percorso fino ad oggi, è che io ho bisogno di essere sempre allineata con me stessa. Se c’è anche solo un tassello fuori posto, immediatamente la mia energia e di conseguenza quello che riesco a dare si dimezza e, allora, per come la vedo io, il risultato che ne consegue può non essere male, ma non serve quasi a niente, non essendo al cento per cento. Ci sono state volte in cui ho dato retta al buon senso, perché sembrava la cosa migliore da fare, ma ho scoperto dopo che a volte il buon senso è solo una cosa giusta per molte persone. Quindi posso dire che i momenti in cui mi sono sentita più vicina a delle cose belle in arrivo, sono stati gli stessi in cui ho lasciato indietro il buon senso, quando in favore di qualcosa magari di meno conveniente, ma più giusto per me.

5. Oltre a intrattenere il pubblico, credi che la tua musica abbia il potere di trasmettere un messaggio più profondo o di provocare un cambiamento sociale? Se sì, in che modo?

Quello che voglio fare con la mia musica è solo dire la mia, a modo mio. Penso che ogni volta che qualcuno fa questo nel rispetto della propria natura, provochi una reazione. Il tipo di reazione che provoca è soggettiva, penso. Mi auguro di scuotere qualche emozione e che qualcuno possa stare meglio ascoltando la mia visione delle cose. L’emozione per me è il centro di tutto, e le connessioni. Penso che fare musica e esporsi comunque sia una grande responsabilità, io la prendo molto seriamente, anche nelle canzoni che accompagno da una risata, perché per il mio vissuto gli artisti che ho ascoltato fin da bambina mi hanno formato come essere umano. Hanno educato molto bene una parte di me senza la quale non so dove sarei. Per me la musica è stata un dono unico, mi ha sempre fatta sentire compresa, e questo è importante. Mi auguro questo dalla mia musica, che riesca ad aiutare qualcuno a sentirsi più compreso nella sua specialità.

6. L’arte è spesso un riflesso dell’anima dell’artista. Come credi che la tua musica rifletta la tua esperienza personale e le tue emozioni più profonde?

Penso che lo faccia in punta di piedi, ma dritta al punto, che è un po’ il mio approccio col mondo. Le immagini che mi balzano in mente quando scrivo spesso mi fanno sorridere, perché mi colgono di sorpresa e mi rendo conto solo lì di aver dato una forma semplice e più o meno metaforica di qualcosa che prima era tutto annodato.

7. L’EP “99” ha segnato un punto di svolta nella tua carriera. Qual è stato il processo di creazione di questo progetto e quali sono gli elementi che lo rendono così significativo per te?

“99” è stato un viaggio che ha preso vita fuori e dentro lo studio. C’entravano un sacco di cose, in quell’Ep, come la pigrizia, il lockdown, la voglia di correre fortissimo, la spensieratezza e la malinconia. Penso che siano tutti questi elementi mescolati a rendere “99” un Ep pieno di sfumature che, se anche in contrasto, convivono tra loro molto bene.

8. Essere riconosciuti come uno degli artisti emergenti su una piattaforma come “Radar Italia” di Spotify è un grande traguardo. Qual è stato il tuo primo pensiero quando hai ricevuto questa notizia e come pensi che ciò possa influenzare la tua carriera futura?

È stato molto bello per me far parte di “Radar Italia” e esserci insieme ad altri artisti, ognuno col proprio mondo. Quando l’ho saputo mi ha fatto stare bene, è una di quelle cose che ti caricano di motivazione e che ti porti dietro. Mi ricordo bene tutto di quell’esperienza.

9. Oltre al successo commerciale, cosa ti rende veramente orgogliosa della tua musica e del tuo percorso artistico fino ad oggi?

Quello che mi rende orgogliosa è aver sempre messo a fuoco le mie priorità. Non ho mai dato per scontato di fare una scelta piuttosto che un’altra anche quando poteva sembrare già tutto chiaro, ci ho sempre riflettuto bene. Oggi più che mai sento di essere concentrata su quello che per me è importante, e questo mi permette di lasciare indietro le cose che lo sono meno e, di conseguenza, di non cadere in alcune trappole, anche mentali. Sono contenta di mettere la musica al centro, sempre.

10. Guardando avanti, cosa speri di ottenere con la tua musica nel futuro e quali sono le tue ambizioni più profonde come artista?

Quello che spero è di creare sempre più connessioni con chi mi ascolta. Voglio vivere a una distanza molto ravvicinata con tutto quello che è vero, su un palco, in studio e nella vita, e fare musica mi permette questo. Passo dopo passo voglio andare sempre avanti a modo mio e metterci sempre tanto cuore.