Le Nora ci presenta il singolo “LILITH”

  1. Ciao Le Nora, benvenuta! “LILITH” sembra esplorare temi profondi come la libertà e la consapevolezza del proprio corpo. Puoi dirci come queste tematiche si riflettono nella tua vita personale e artistica? Ciao a voi e grazie mille! Esatto, LILITH è un percorso verso l’affermazione del diritto di scelta e del consenso. Il mio corpo, e le decisioni che ho preso per suo conto, hanno sempre portato i segni della vita che stavo vivendo e del periodo creativo che stavo attraversando, così come della persona che stavo amando o del luogo in cui avevo deciso di vivere. Il corpo è un impattante veicolo di amore, messaggi e politica, proprio per questo è cruciale averne controllo e saper godere della sua forza in maniera sana e conscia.
  2. La figura di Lilith è complessa e carica di simbolismi. In che modo hai intrecciato la tua esperienza personale con questo archetipo biblico nel tuo brano? Mi sono imbattuta in una sua illustrazione di Benjamin Lacombe, rileggendo poi la storia di Lilith donna, strega, demone e luna ho sentito un legame profondo con quegli occhi rossi, accesi di rabbia per aver subito una mancanza di rispetto. Questa immedesimazione mi ha dato la forza di prendere il telefono e scrivere a chi di dovere, una volta per tutte: “adesso basta”. E se la magia di Lilith fosse proprio questa? Saper ispirare ancora dopo anni una donna ad alzare la testa quando non si sente in controllo delle sue libertà a 360 gradi!
  3. Hai parlato di come le storie antiche ti sorprendano ogni volta. Qual è l’aspetto delle fiabe e dei miti che trovi più affascinante e come lo incorpori nella tua musica? Le storie che ci portiamo dietro per secoli portano i segni di tutte le nostre battaglie, vittorie e sconfitte, i miti ricalcano i nostri difetti ed i vizi peggiori. Non c’è piatto più succulento per chi, come me, vuole vivere, raccontare e celebrare l’umano in tutte le sue forme e culture.
  4. Il tuo viaggio in Tailandia ha segnato la nascita del tuo progetto solista. In che modo questo periodo di solitudine e riflessione ha influenzato il sound e i temi del tuo lavoro? I richiami alla preghiera in Turchia, le processioni Indu in Sri Lanka, la melodia delle lingue locali vietnamite, sono solo alcuni dei suoni che ho scoperto nei paesi asiatici che ho visitato in quel periodo. Sono riuscita davvero a vivere nel presente ed ho assorbito tutto come una spugna. Dal mio ritorno a casa mi sono ritrovata ad analizzare e tradurre in testi e musica ciò che avevo raccolto. Le mie canzoni restano personali ed ancorate al mio mondo, quello occidentale, ma i colori e le metafore che scelgo attingono a tutti gli immaginari che stimolano la mia creatività. Viaggiare è guardarsi intorno con gli occhi della me bambina e questo irrimediabilmente mi rende creativa e, di nuovo, libera.
  5. La tua musica sembra avere un equilibrio tra energia positiva e vibrazione oscura. Come riesci a mantenere questo equilibrio nei tuoi brani e nella tua vita quotidiana? Nella vita quotidiana non ci riesco ancora granché bene haha, sarà forse anche per questo che mi appoggio alla musica! Trovare il bilanciamento in studio è una questione di esercizio, tentativi e mente critica, è sapersi ascoltare dall’esterno e sentire che l’atmosfera creata rispecchia il sentimento che ha dato origine alla canzone. La persona che si dedica all’arte invece attraversa una serie infinita di picchi in alto ed in basso, non sono emozioni scontate da gestire, per questo faccio riferimento al mio percorso in terapia, è faticoso ma ripaga enormemente.
  6. “LILITH” unisce elementi etnici ed elettronici. Come hai scelto gli strumenti e i suoni per creare l’atmosfera desiderata per questo brano? Ci sono brani che richiedono molti tentativi e rifacimenti, LILITH aveva già tutti i connotati ben definiti sin dal primo provino. Ho scritto questo brano partendo dalla produzione, lì ho scelto i pad e gli elementi elettronici che ho poi sentito il bisogno di scaldare con le percussioni ed i pattern ritmici. Allo stesso modo la voce è stata fondamentale, l’idea del coro era presente da subito come un personaggio esterno ma alleato. L’ispirazione viene anche dall’ascolto attento e minuzioso di un album che mi ha aperto gli occhi “Fountain Baby” di Amaree.
  7. Il concetto di “non luoghi” della mente è affascinante. Puoi spiegare come questi spazi immaginari influenzano il tuo processo creativo e la tua produzione musicale? Per fare un esempio, dal mio punto di vista, il luogo del sogno è il non luogo per eccellenza, è al tempo stesso tutto e nulla. Questo è il terreno fertile di chi scrive e genera arte, una pagina bianca dalle possibilità infinite. Una volta identificato questo non luogo la sfida è trovare un angolazione interessante, magari nuova, donarle un senso logico, scovarne la ragione di esistere (se esiste) e godere del processo.
  8. Hai collaborato con Natan per questo singolo. Qual è stato il contributo più significativo di Natan e come ha influenzato il risultato finale di “LILITH”? Natan è collega ma prima di tutto un amico, negli anni abbiamo suonato e creato insieme e ci siamo scambiati tante idee. In questo brano specifico Natan ha saputo leggere la mia visione e l’ha resa chiara, scintillante e caratterizzante, coerente in tutto con il mio percorso artistico. Producendo LILITH c’era l’intesa di due persone che hanno inventato una lingua comune e che la parlano fluentemente.
  9. La scrittura di “LILITH” sembra essere un processo di auto-riflessione e crescita personale. Quali sono le lezioni più importanti che hai appreso durante la creazione di questo brano? La prima lezione: credi di più nelle tue idee! E con questo mi riferisco proprio all’aver fiducia nella mia visione, nelle mie ispirazioni e nei messaggi che voglio veicolare. Per il resto LILITH mi ha aiutata a sublimare l’odio e a riacquistare controllo sui miei desideri intrinsechi e non quelli indotti dall’esterno.
  10. Guardando al futuro, quali direzioni artistiche e personali speri di esplorare nei tuoi prossimi progetti? Hai delle aspirazioni specifiche o delle collaborazioni che sogni di realizzare? Questa domanda è potente, leggendola mi fa guardare al mio futuro come guarderei al largo nell’oceano, così bello da essere intimidatorio ma eccitante. Collaborare con altri artisti è sicuramente parte dei miei desideri, l’unione di creativi affini può generare la vera magia, ma non vedo queste come delle medaglie d’oro da mettersi al petto o delle spunte da togliere alla to-do list. Ciò che davvero mi importa di più è poter suonare sempre live, non perdere mai il contatto con la mia dimensione originale mescolandomi sottopalco con coloro che la musica la amano, chiara e forte, in prima linea.