Mirkoeilcane ci presenta il nuovo album “La musica contemporanea mi butta giú”

  1. Ciao, Mirkoeilcane! Sono entusiasta di avere l’opportunità di conoscerti e intervistarti riguardo al tuo nuovo album “La musica contemporanea mi butta giù”. Puoi raccontarci com’è nato l’ispirazione per questo album dopo un intervallo di 5 anni dal tuo precedente lavoro?

Piacere mio, l’ispirazione è qualcosa che, per quanto mi riguarda, fa parte della quotidianità. Difficile dirti cosa in particolare abbia contribuito ma, partendo da una pandemia mondiale, posso dirti che in questi anni sono successe molte cose, molte cose sono cambiate, molte mie precedenti idee e punti di vista hanno avuto la possibilità di trasformarsi visto il lungo periodo di silenzio e forse, proprio da questa sana solitudine, sono nate queste canzoni.

  1. Questo album è stato prodotto da Daniele “Il Mafio” Tortora, noto per il suo lavoro con importanti artisti. Come è stata la tua collaborazione con lui e come ha influenzato il sound complessivo del nuovo album?

La collaborazione con Daniele è un qualcosa che si rinnova in realtà. Avevamo avuto modo di collaborare su alcune cose precedenti e, soprattutto, avevamo avuto modo di chiacchierare liberamente di musica in situazioni non necessariamente legate al lavoro. Il mettere nelle sue mani le mie canzoni, vista anche la mia tendenza ad “autogestirmi”, è un atto di grande fiducia nei suoi confronti. Sono stato ripagato con un lavoro che mi soddisfa totalmente e anzi, grazie alla sua sensibilità e alla sua cultura musicale, è riuscito ad aggiungere e portare alcuni arrangiamenti, sebbene lontani dalla mia iniziale idea, ad un risultato che ancora oggi mi entusiasma.

  1. La musica contemporanea mi butta giù” è descritto come un disco di cantautorato ironico ed elegante. Cosa ti ha spinto a esplorare questo stile e quali temi hai affrontato in questo lavoro?

Per quanto riguarda lo stile, più che un’esplorazione credo sia la naturale “materia” di cui sono fatti questi brani. Nella fase di scrittura non penso molto alla fase successiva, cerco di concentrarmi sulla qualità del messaggio e, soprattutto, mi piace pensare che una bella canzone” può definirsi tale quando sa colpire anche nella sua forma più semplice, chitarre e voce, piano e voce. Credo che questo gli dia quell’aspetto da cantautorato. I temi sono molteplici, fatta eccezione per i concept album, ritengo che in un disco ci debba essere varietà affinché chi ascolta non si trovi ad annoiarsi con gli stessi concetti ripetuti. Almeno “da ascoltatore” a me piace cosi. Si parla di attualità, di società, di stereotipi, di soluzioni possibili e di scenari utopici ma anche, in forma ironica, di amore e di religione.

  1. Hai ottenuto riconoscimenti di spessore come il premio “Mia Martini” e il premio “Sergio Bardotti”. Puoi condividere con noi come questi premi hanno influenzato la tua musica e il tuo percorso artistico?

Certi riconoscimenti, non ti nego, aiutano a credere un po’ di più in se stessi. Non voglio dire assolutamente che siano necessari ma sono dei campanelli che ti permettono di comprendere che il tuo scrivere arriva agli altri come un messaggio chiaro, che qualcuno si ritrova nelle tue parole. Credo sia questo il vero fine e spesso (se non sempre) è difficile dare il giusto peso alle proprie idee, nel bene e nel male.

  1. In un’epoca in cui la musica sembra spesso dipendere dai social e dai tempi d’attenzione ridotti, hai scelto di concentrarti sulla qualità e sull’arte autentica. Come gestisci questa sfida nel mondo musicale odierno?

La gestisco con la pazienza e con il quotidiano restare concentrato su quello che è il mio modo di scrivere e di suonare. Non ho alcuna intenzione di rincorrere la tendenza anche perché non ne sarei capace o, quantomeno, non sarei credibile. La musica è una compagna piuttosto diretta e impietosa, fingere non porta molto lontano, si può riuscire a cavalcare la piccola onda del momento ma non saranno le 100 visualizzazioni in più che faranno di te un artista. Meglio continuare la propria ricerca personale per diventare i bravi, non per diventare famosi.

  1. Vorrei parlare delle tue canzoni. Una delle tracce dell’album che mi ha colpito è “Venissero a cercarmi qui”. Cosa puoi dirci sulla storia e l’ispirazione di questa canzone?

In quanto traccia di apertura vuole essere una presentazione, un “mettere le cose in chiaro” fin da subito. Chi ascolta il mio disco, o comunque il disco di un cantautore, nel 2023 si merita tutto il rispetto del mondo e in “venissero a cercarmi qui” volevo descrivere il mio rapporto con questa realtà. Non sono un venditore, non devo convincere nessuno ad ascoltarmi, non devo mettermi per forza in vetrina. Il mio mestiere è quello di condividere i miei pensieri e lasciare che gli altri ci si avvicinino per scelta loro e non perché qualche algoritmo mi valuta meritevole di chissà cosa.

  1. Circa una storia” è un’altra traccia che cattura l’attenzione. Potresti condividere la storia dietro questa canzone e il messaggio che intendi trasmettere attraverso di essa?

Ho immaginato un amore che nasce da lontano, forse “amore” non è la prova giusta ma, per intenderci, riflettevo su quanto, spesso, si idealizza una persona senza realmente conoscerla. Da una foto, da uno sguardo incrociato per strada, da un profilo social. Un amore che sembra immenso ma che in effetti, non esiste.

  1. Hai collaborato con Giobbe Covatta sulla canzone “Secondo Giobbe”. Come è nata questa collaborazione, e qual è il messaggio o il tema principale di questa canzone?
    Giobbe è uno degli esseri umani migliori che io abbia mai incontrato, l’artista è noto a tutti. Nasce in maniera del tutto naturale, chiacchierando di tutt’altro, gli ho fatto ascoltare la trilogia Giovanni-Gesù-Il nipote di Giovanni e ne è rimasto colpito. Gli ho proposto di recitare uno dei suoi monologhi e mi sono divertito a suonarci sotto vari strumenti. Il tema è la religione e le sue incongruenze. Non un invettiva a chi crede ma bensì un modo per comprendere e per contestualizzare ai giorni nostri un qualcosa che sembra essere cosi lontano nel tempo ma ancora cosi radicato nella nostra società.
  2. Giovanni” è un’altra traccia intrigante. Puoi raccontarci la storia dietro questa canzone e come è stato lavorare su di essa?
    Giovanni è un personaggio che mi passeggiava nella testa da un sacco di tempo. Uno di quelli fuori del tempo, non macchiato dalla fretta di questi anni, nel suo mondo fatto di concetti puri e diretti tanto da rivolgersi a Gesù come ad un suo caro amico. Serve da incipit a “la cattiva novella”, titolo della trilogia che comprende Giovanni e due tracce successive.
  3. Infine, “La musica contemporanea mi butta giù” sembra contenere una varietà di temi e riflessioni. Se dovessi scegliere una canzone che rappresenta il cuore dell’album, quale sarebbe e quale messaggio vorresti che il pubblico tragganene?
    Sarebbe un torto troppo grande sceglierne una sola 🙂 vorrei che ascoltando queste canzoni ognuno possa trovare un pezzettino della sua storia, un “allora non lo penso solo” o “non è successo solo a me”. Sono canzoni da ascoltare con pazienza, due-tre-quattro volte, non certo brani da sottofondo o da classifica. Sono canzoni per chi è capace a stare in silenzio, aspettare il proprio turno.