“Picasso Cervéza: Intervista sull’EP ‘Paura dei Caccia’”

  1. Buongiorno e benvenuti. Come state?
    a. Super carichi, tra qualche ora esce l’EP e dopo aver tenuto in caldo questi brani per anni non ci sembra vero.
  2. Come avete descritto il vostro stile musicale?
    a. Il nostro stile parte dalla vocazione cantautorale di Guido, che è autore di tutti i testi. Musicalmente lo sviluppo non ha un genere solo, ma miscela più o meno sapientemente tutte le nostre influenze, dal Neo-Soul, all’R&B, passando per Rock e Jazz. In questo senso ci piace definire i nostri brani come dei flussi, che attraversano le nostre influenze e vengono congelate in un preciso momento.
  3. Come avete scelto il titolo “Paura dei Caccia” per il vostro EP?
    a. Questa è una storia particolare. Tempo fa (2015 circa, ndr) ci siamo trasferiti in una nuova sala prove, quella attuale. Da quelle parti c’è anche una rimessa di veicoli agricoli, e spesso passava di lì un signore molto anziano, con due cani, che puntualmente ci salutava e diceva qualcosa di quasi incomprensibile, a metà tra il dialetto locale e l’italiano, che suonava tipo “Paùr de’ ka’cha?” (perdonerete la non incredibile scelta dei caratteri). Noi eravamo inizialmente spaventati da questo signore che con tanto garbo ci chiedeva se avessimo paura dei caccia; presto lo spavento ha fatto posto alla rassegnazione, quindi all’attesa del suo passaggio, fino a farci una promessa: la prima uscita dei Picasso Cervéza si sarebbe chiamata così. Tempo dopo abbiamo scoperto che quello che ci voleva chiedere era se avessimo paura dei suoi due cani (“Paura dei cani c’hai?”) ma la promessa ormai era fatta, gli avremmo dedicato il titolo del primo disco, chiamandolo “Paura dei Caccia”.
  4. Come avete selezionato le sette tracce che compongono l’EP?
    a. Come abbiamo già detto i nostri brani sono dei flussi. Inizialmente abbiamo pensato che la diversità nello stile dei 7 brani non ci avrebbe permesso di creare una raccolta coerente e credibile, ma riascoltando le tracce eravamo sempre più convinti che quello che il nostro stile voleva comunicare non si poteva racchiudere in un solo genere. Ed è quello che abbiamo voluto raccontare con la copertina: un carrozzone anticonvenzionale che porta con sé una serie di soggetti poco raccomandabili.
  5. Qual è stata la canzone più difficile da scrivere per voi e perché?
    a. Penso di parlare a nome di tutti se dico che il brano più difficile da scrivere si stato “Anticonvenzionale”.
    Come già detto alcuni brani ci ronzavano in testa già da anni, uno di questi era proprio Anticonvenzionale, paradossalmente era anche quello più completo tra testo e struttura.
    Inizialmente la scrittura era più ingenua e immatura oltre che molto più “presa bene” in quanto raccontava di una storia a lieto fine. Nella vita vera le cose sono andate diversamente e il lieto fine è stato più amaro del previsto, il brano venne accantonato. Anni dopo ci è capitato di risentirne una vecchia bozza e apprezzandone il potenziale l’abbiamo riscritta ripensando a quell’ingenuità dei 19 anni e rendere il tutto più maturo e omogeneo e forse anche un po’ cinico, dobbiamo ammetterlo.
  6. Quali sono i vostri ricordi legati alla creazione di “Anticonvenzionale”?
    Il brano risale all’ultimo anno di liceo (a controprova che sono passati troppi anni e siamo vecchi) ed è legato a quel periodo, a quella spensieratezza di quando tutto è possibile e ignoto allo stesso tempo.
    Il tema sentimentale ormai è un must nei nostri testi, sopratutto in questo EP maturato negli anni, ci piace pensare ad Anticonvenzionale come ad un “manifesto” di questa crescita.
    Non è costata poco però, è stato difficile per Guido tornare a quei ricordi in quanto non felicissimi per la vita sentimentale di allora. Il brano ha conservato poco dell’idea originale, il testo era più lungo e smielato e mantenere quei torni ripensando a quegli episodi era inutile oltre che impossibile, così abbiamo ripensato alla scrittura come se fosse un’occasione di liberare tutto il non detto: senza rancore, ma con spensieratezza e il sorriso sulle labbra.
  7. Faccia a faccia” sembra essere una canzone molto personale, qual è stata la vostra esperienza nella scrittura del testo?
    I brani sulle auto sono un must. Sono probabilmente l’oggetto inanimato a cui si fa più riferimento nei brani rock, e noi non facciamo eccezione. “Faccia a faccia” ha come soggetto una vecchia Fiat Panda di Guido, prima auto in cui abbiamo vissuto tanto, come band e come amici. Il linguaggio resta ovviamente romantico, per via del background sentimentale che non lascia mai questo ep.
    Quell’auto è appartenuta un po’ a tutti noi, ci ha accompagnato per mezza provincia per tante di quelle serate e altrettante volte ci ha lasciato a terra in preda al panico. Il brano prende tanti episodi dei primi anni di attività e sfocia nel ritornello quasi a riassumere tutti “quei misteri di te, che non capirò mai”.
    Scrivere Faccia a Faccia è stato semplice, ma per quanto ingenuo possa suonare, risuonarla porta sempre un piccolo nodo allo stomaco, per i bei momenti passati, e perché la Panda è stata rottamata.
  8. Qual è il significato di “Siamo liberi” e come avete scelto di rappresentarlo musicalmente?
    Siamo liberi rappresenta la scelta di sentirsi liberi in qualsiasi contesto. Sentirsi liberi significa scegliere di non porsi vincoli dettati da qualcosa o da qualcuno, di fare ciò che si vuole fare per se stessi. Il pensiero diretto va alla scelta di fare musica in un Paese dove l’arte in tutte le sue forme spesso non viene considerata un mestiere, e scegliere di farlo dalla Puglia volendo far crescere la scena che c’è qui è una scelta che sa di libertà. Musicalmente questo brano ha diverse sfaccettature: in primis abbiamo scelto di registrare tutto in presa diretta, scelta anacronistica per molti, ma per noi era l’unico modo per congelare quel flusso in quel momento, per scattare la foto di un’esplosione. Tutta la parte di produzione elettronica è avvenuta in seguito, dando vita ad un altro flusso e a una seconda vita. I suoni sono eterei ma decisi nella prima parte del brano, per poi esplodere nel più classico dei riff hard rock, studiato per spettinare le prime file ai nostri eventi dal vivo, e questo è quanto di meglio potevamo offrire al concetto di libertà.
  9. Qual è la vostra canzone preferita dell’EP e perché?
    Palesemente Paleena, è probabilmente il primo vero brano dei Picasso Cervéza.
    E’ quello con cui apriamo le serate, le sessioni in sala prove, ci fa scaldare e divertire soprattutto sul palco insieme al pubblico, ci giochiamo molto ed è sempre bello sperimentarci su.
    Quella del disco è una versione studio lavorata insieme a Sup Nasa (Claudio la Rocca) ma dal vivo spesso prende direzioni alternative , sostituzioni armoniche , sguardi di intesa che ci portano a riarrangiare il brano mentre lo stiamo suonando.
    E’ una miniera di idee e possibilità, sicuramente il nostro brano preferito.
  10. Avete delle date in programma?
    Ci stiamo mobilitando, suonare dal vivo per noi è obbligatorio per la forma mentis del gruppo , siamo musicisti a cui prudono le mani. Stiamo organizzando un calendario che possa essere il più possibile variegato in termini di situazioni e sound, una delle caratteristiche del progetto è il continuo mutamento della formazione: in duo, trio, quartetto fino a full band.
    E’ difficile avere la possibilità di suonare tutti e cinque per ogni data, motivo per il quale stiamo puntando a date che offrano un’esperienza diversa ogni volta.