Riki Cellini ci presenta il suo nuovo singolo “Quello che basta”

Ciao Riki, siamo felici di averti qui. Cominciamo chiedendoti come ti senti riguardo al prossimo lancio del singolo “Quello che basta”?

Oh, ma grazie! Felice anch’io! Mi sento emozionato, come sempre. Una nuova produzione è l’esposizione di una nuova parte di me, il desiderio di raccontare qualcosa e il frutto di un lungo lavoro di un team. Ho la stessa sensazione della “prima volta” ma con una maturità e una consapevolezza diversa.

2. Nei tuoi brani si percepisce un legame con gli anni ’80. Come hai fatto a intrecciare quel filo nostalgico con un suono fresco e moderno?

Gli anni 80 sono certamente una grande fonte di ispirazione. Non a caso ho dedicato qualche anno fa un intero album, “Rettoriano”, a uno dei personaggi più irriverenti e liberi della musica italiana di sempre: Donatella Rettore. Le reinvenzioni, la forza della nostalgia e della semplicità di rimandi e citazioni fanno tutto il resto.

3. “Quello che basta” sembra trasmettere un messaggio di autenticità e semplicità. Qual è il significato dietro il titolo e cosa ti ha ispirato a scriverla?

Questa canzone è una finestra che sembra non esserci più e dalla quale ogni tanto scavalcare per fare un tuffo in una parte più semplice ma profonda di noi, quella del sentire inteso come ascoltarsi. Parla del momento in cui decidiamo di chiederci dove stiamo andando e darci il permesso di rallentare e riprendere possesso di noi. L’ho scritta insieme ad Attilio Fontana, mio storico collaboratore ma prima di tutto uno dei miei grandi amici. Ci ha ispirato quello che ci circonda e i milioni di impulsi che riceviamo al giorno, che ci lanciano in un ipertutto dove riconnetterci con la nostra parte più intima diventa un lusso quasi impossibile. 

4. Questo singolo è stato scritto a sei mani con Attilio Fontana e Valerio Baggio. Come è stato collaborare con loro e come avete sviluppato l’idea di questa canzone?

Collaboro con Attilio e Valerio da tanti anni ma questo è il primo pezzo che firmiamo tutti e tre insieme. Siamo come una famiglia in musica. Le idee, le melodie, gli arrangiamenti ci escono come un sorriso. Il brano è nato in un pomeriggio magico, passato insieme. 

5. Hai menzionato la tua passione per l’autenticità nella musica. Come riesci a mantenere questa autenticità in un’industria musicale in continua evoluzione?

Sto al passo con i tempi rimanendo sempre fedele a me stesso. Tutto qui. Aggiungiamoci se vuoi una buona dose di autoironia e il costante desiderio di mettersi in gioco.

6. Il video di “Quello che basta” è stato diretto da Tomaso Pirotta. Come hai scelto di rappresentare visivamente il messaggio della canzone attraverso il video?

Il video è stato girato in un parco di Bergamo dove si susseguono situazioni comuni: un pic-nic, una partita a pallone, una lezione di ginnastica tra amici, un lancio di frisbee con il cane… situazioni comuni ma straordinarie proprio perché nascono dalla voglia di ritrovarsi.

7. Hai definito la musica come una speranza tradita da riscoprire e coccolare. Come hai affrontato le sfide della comunicazione moderna e degli algoritmi nella creazione della tua musica?

Esatto! ho definito così il linguaggio cantautorale in generale, assolutamente da tutelare. Non voglio far prendere a schiaffi la mia musica dagli algoritmi. Sono un uomo di comunicazione ma quando faccio musica, faccio musica, certo alla mia maniera ma in modo del tutto naturale e creativo. Non mi interessa di essere per forza in linea con le tendenze, le mode, i generi. Come se mi mettessi a fare del trap. Non sarei credibile.

8. Nel corso degli anni hai esplorato diversi generi musicali. Cosa ti spinge a sperimentare e come scegli il genere giusto per esprimere il tuo messaggio?

Prediligo il confronto, la condivisione. Ho sempre cercato di mettermi alla prova, con umiltà e passione per quello che faccio. Ho avuto la fortuna di collaborare con musicisti d’eccezione, sperimentando ed esprimendomi in territori limitrofi ma sempre in linea con il mio modo di essere. Le mie produzioni sono certamente pop, alcune con influenze jazz, altre con influenze funky a volte anche blues. “Canzonissima”, ad esempio, il mio disco precedente, esplorava il mondo della disco music anni 70 e del varietà. È stato bellissimo tornare indietro nel tempo, nella tv in bianco e nero e in quell’Italia spensierata capace ancora di guardarsi negli occhi.

9. Il titolo “Quello che basta” sembra suggerire una riflessione sulle necessità essenziali nella vita. Cosa rappresenta per te “quello che basta” nella tua carriera artistica?

Sono sicuro che se scaviamo nella nostra memoria a caccia di momenti belli emergono ed emergeranno sempre i più semplici, fatti di acqua e farina, di estati che se ne vanno su qualche sole arancione che teniamo stretto, e di occhi che abbiamo avuto il tempo di guardare e ricordare solo perchè eravamo li e in nessun’altro multiverso. Ecco quello che basta… che nel mio percorso artistico rappresenta “la linea che chiude il mio cerchio” nel senso che nelle mie canzoni ho quasi sempre parlato dello straordinario della quotidianità.

10. Guardando indietro, cosa speri che il pubblico possa portare con sé dopo aver ascoltato questa canzone e come si collega alle tue esperienze musicali passate?

Spero si possa portare con sé un sorriso e come ti raccontavo poco fa questa canzone si collega a una produzione artistica che mette al centro il bello di noi.