SVD ci presenta il suo magnetico EP “Azzardo Palace”

  1. Ciao SVD e benvenuta! “Azzardo Palace” sembra un viaggio emozionale attraverso i passaggi segreti della tua psiche. Ciò che mi incuriosisce è come hai trasformato queste emozioni contrastanti in un’esperienza musicale coesa e significativa per te e per gli ascoltatori. Puoi condividere il processo dietro la creazione di questo EP?
    Ciao! “Azzardo Palace” nasce dalla consapevolezza che sono riuscita a raggiungere grazie al riconoscimento del valore del “rischio”, sia nella vita artistica che in quella privata. quando ho ri-ascoltato i singoli usciti finora, mi è stato subito chiaro ciò che effettivamente li teneva uniti….l’azzardo.
  2. Parli di sfidare e mettere in discussione te stessa come parte integrante del tuo percorso artistico. Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato finora nel tuo cammino verso l’autenticità artistica e personale?
    Sicuramente il mettersi a confronto con quello che oggi il pubblico chiama “artista” che troppo spesso è sinonimo esclusivamente di “personaggio”.
    Forse il mio difetto più grande è proprio la sincerità, umana ed artistica. non riesco ad essere altro da me. E se anche questo potrà influenzare il mio percorso, non sarò mai disposta a lasciarla andare.
  3. Due di picche” sembra essere un brano estremamente personale e vulnerabile per te. Qual è stata la tua reazione emotiva quando hai scritto e registrato questo brano? E come ti senti ora nel condividerlo con il pubblico?
    So che può sembrare un brano romantico ma non è altro che uno specchio attraverso cui indagare il proprio riflesso.
    La scarsa autostima è la prima a darci i due di picche;
    per questo condividere un brano mi crea ancora alti e bassi … c’è veramente un pezzo di me in ogni canzone, ed in due di picche c’è quella più sensibile.
    In fase di registrazione e studio tutto sembra annullarsi… questa fase la chiamo “sauna” perché è in quei momenti che si suda tutto il malessere e se ne esce con i nodi sciolti.
  4. Parlando di “Montgomery”, c’è un motivo specifico dietro il titolo del brano? Puoi condividere qualcosa sulla storia dietro questo titolo e su come si integra nel contesto emotivo della canzone?
    “Montgomery” è un brano lunatico.
    Quando non riusciamo a provare abbastanza amore per noi stessi siamo disposti a distruggerci pur di trovarlo; e dove non arriva l’odio e l’autodistruzione ci pensa il mondo a darci sberle in faccia.
    È correre incontro al destino consapevoli che si può inciampare, ma senza mai partire prevenuti, legandosi i lacci delle scarpe senza chiedere aiuto a nessuno.
  5. Per quanto riguarda “Libertà di Parola”, sembra un titolo molto significativo. Qual è il messaggio chiave che hai voluto trasmettere con questo brano, e in che modo il concetto di libertà di espressione si intreccia con la tua visione artistica?
    Ne possiamo davvero parlare?
    Come dico in “due di picche”…
    cado a picco per certe politiche.
    Un artista riesce ad esprimersi al meglio solo lontano dalle censure.
    Io voglio essere libera di dire che questo mondo fa schifo.
  6. L’EP sembra un mix di esperienze personali e riflessioni universali sulla crescita e la complessità della vita. Qual è il messaggio più profondo che spera di trasmettere agli ascoltatori attraverso la tua musica?
    Io penso che la parola azzardo venga usata il più delle volte con un’accezione negativa, ma non è sempre così. se non si azzarda si rischia di non vivere più .
  7. Parli di “scrivere in primis, diretta e senza filtri”. Come affronti il processo di scrittura per garantire che le tue parole siano autentiche e coinvolgenti per il tuo pubblico?
    Il mago che svela il trucco…
    Quando scrivo mi affascina l’idea di lasciare nel testo solo degli indizi all’ascoltatore, imponendogli un secondo o terzo ascolto per cercare potenziali collegamenti rispetto alla propria vita. come capita anche a me.
    Ci tengo infatti a dire che il vero artista è l’ascoltatore.
    Noi musicisti siamo solo un trampolino che permette agli altri di fare salti carpiati nella loro immaginazione o coscienza.
  8. Oltre alla musica, sembra che tu stia anche esplorando altre forme di espressione, come la scrittura. Come queste diverse forme di espressione si influenzano a vicenda nel tuo lavoro artistico?
    È nato prima l’uovo o la gallina?
    Per me … è nata prima la scrittura.
    Mi sono innamorata tardi della musica, ma fortunatamente, quando è successo, non mi ha più abbandonata, mescolandosi con la mia solita voglia di raccontarmi.
  9. Descrivi te stessa come un “libro aperto”. Cosa ti ha spinto a condividere così apertamente la tua esperienza e la tua arte con il mondo? E quali sono i risvolti positivi e negativi di questa apertura?
    Sono sempre stata fatta così ed questo Ep ho deciso di mostrarlo a tutti.
    Non so se sia stato un bene o un male. È il bello del rischio. Finché però avrò voglia di scrivere ed esprimermi posso considerare tutto ok.
  10. Qual è stata la lezione più importante che hai imparato finora nel tuo percorso artistico e personale? E come hai applicato questa lezione nella tua musica?
    Ringrazio l’esperienza musicale per avermi fatto crescere personalmente oltre che come artista. È stata uno scontro terapeutico a tratti.
    La lezione è che nonostante a volte si prendano strade sbagliate… l’importante è non perdere se stessi lungo il tragitto.
  11. Infine, come ti immagini evolvere come artista nel futuro? E cosa spera di ottenere con la tua musica nel lungo termine?
    “Non voglio sentirmi Battisti io voglio fare Mogol”