Wepro, l’artista romano che unisce suono live e digitale per creare un rock moderno.

Wepro è un artista romano che si sta facendo notare nel panorama musicale italiano grazie alla sua capacità di creare un sound originale e moderno che unisce il suono delle registrazioni live con quello digitale. Nel suo primo album omonimo, Wepro presenta una visione trasversale rispetto alle attuali proposte musicali della discografia italiana, creando un lavoro eclettico e variegato. In questa intervista, Wepro ci parlerà del processo creativo dietro al suo album, delle sue influenze musicali e delle sue aspettative per il futuro.

  1. Ciao Wepro, benvenuto su Gli artisti della critica! Come stai?

Ciao tutto bene! Mi sto preparando per le date estive, non vedo l’ora di portare in giro il mio album.

  1. Come hai deciso di presentare una visione trasversale rispetto alle attuali proposte musicali della discografia italiana nel tuo album d’esordio?

Ho deciso di comporre un album eclettico che si discostasse un pò da quella che è la concezione di rock classico. Per fare questo ho cercato di serpeggiare tra i generi mantenendo un’identità sonora e di songwriting molto precisa. Il risultato è sicuramente un album molto variegato con tantissime sfaccettature. Sono molto soddisfatto e ora voglio fare meglio.

  1. Come descriveresti il processo creativo dietro al tuo primo album omonimo?

Mi sono lasciato guidare dal quesito: come suonerebbe una band del futuro? Il risultato è stato raggiunto lasciando il lato sporco delle registrazioni in presa diretta da un lato, e dall’altro invece è stato estremizzato tutto ciò che era digitale. La fusione delle cose è stata bellissima, suona tutto molto moderno ma non plastico e finto. Dal punto di vista testuale si sentono ancora gli echi della pandemia e del periodo passato da solo in casa. È stato un grosso momento riflessivo, dove mi sono guardato intorno e dentro.

  1. Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente nella creazione del tuo stile musicale?

Per la maggior parte Jon Hopkin, tutto il mondo industrial e Tenco. Detto così sembra una fusione stranissima ma è vero.

  1. Come hai deciso di unire il suono delle registrazioni live con quello digitale nel tuo album?

Come dicevo prima è stato l’unico modo per dare a questa visione di rock moderno un tocco che fosse all’avanguardia e allo stesso tempo reale e non artefatto.

  1. Come hai scelto i singoli “Come mi vuoi”, “Nofriends” e “Il senso delle piccole cose che sono grandi” per anticipare l’uscita del tuo album?

Sono le canzoni che rappresentano la diversità dell’album e le varie sfaccettature. Come mi vuoi, il lato rock no Friends il lato “sperimentale” dove unisco il rock ad altri generi e Il senso delle piccole cose che sono grandi rappresenta il lato più scoperto e cantautoriale.

  1. Come hai deciso di collaborare con la Disney per il brano “Il mio nuovo sogno”?

Al massimo loro lo hanno deciso! È stato stupendo, una delle cose più belle che porto dietro nella mia esperienza, avevo 16 anni, per me la Disney era un grosso punto di riferimento, dopo diversi provini sono riuscito a lavorare con loro.

  1. Come hai vissuto il passaggio dal panorama musicale underground romano alla partecipazione alla line up del Concerto del Primo Maggio di Roma 2023?

È stata una giornata stupenda dove mi sono ritrovato a fare quello per cui ho sempre lavorato, suonare davanti ad una folla infinita di persone. Davvero fantastico, nessuno di noi aveva l’ansia, soltanto tantissima voglia di suonare.

  1. Quali sono le tue aspettative per il tuo primo album?

Vorrei solo suonare tantissimo, questo è un genere che vive live e non su piattaforme di streaming, ci penso anche mentre scrivo. A differenza di altri generi il rock ha bisogno di un luogo per suonare e di gente che urla davanti, solo così si manifesta la magia.

  1. Infine, parlaci del tuo videoclip “Come mi vuoi” e della sua realizzazione.

Il videoclip di come mi vuoi è stato girato da Daniele Tofani, ci collaboro da anni, riesce sempre a tirare fuori il meglio di me e a portare la mia visione a compimento. Nel dettaglio, volevo che il tutto fosse girato in un luogo asettico, come se fossimo in un luogo lontano dalla terra. Abbiamo anche deciso di disporre dei manichini intorno alla sala per dare quel tocco di surrealismo, e di futuro distopico. Tutto è venuto fuori davvero in maniera eccellente. Raramente succede che tutti gli elementi siano al posto giusto e questo è uno di quei casi.