Francesco Di Tommaso presenta il nuovo singolo “Cantante da Pianobar”

1. Ciao Francesco, benvenuto! “Cantante da Pianobar” critica l’approccio consumistico alla musica e all’arte in generale. Quali esperienze personali ti hanno spinto a scrivere su questo tema?

È sempre più difficile scovare cantanti o band che mi piacciano. Ho sempre adorato i musicisti, ma non solo, anche gli scrittori o i pittori, che utilizzano il mezzo artistico per dare dei messaggi, o per stimolare una riflessione. Apprezzo la canzone anche solo come forma di intrattenimento, ma se il testo arriva a un livello più profondo per me è un valore aggiunto. Mi rendo sempre più conto che gli artisti che vanno in questa direzione sono sempre meno. Cito alcuni cantanti in particolare nel ritornello della canzone, questo perché il colpo di grazia nella mia vita da consumatore di musica è arrivato quando anche l’indie ha smesso di essere alternativo e ha iniziato a scimmiottare il pop commerciale.

2. L’ispirazione per il tuo brano viene dal monologo “La locura” di Valerio Aprea nella serie TV Boris. Come pensi che questo monologo rifletta le dinamiche attuali del mondo musicale?

In quella scena lo sceneggiatore (Valerio Aprea) parla con il regista (Francesco Pannofino) della serie tv alla quale stanno lavorando per spingerlo a ricercare un’ atmosfera forzatamente allegrotta e pazzerella, sintetizzata con il termine “locura”, che alieni gli spettatori dai problemi della vita di tutti i giorni. Quel tipo di intrattenimento c’è sempre stato, però in Italia c’era spazio anche per qualcosa di diverso, basti pensare a tutti i cantautori del passato, solo per citare un esempio. Mi sembra che oggi queste proposte vengano un po’ a mancare, complice sicuramente il modo in cui la musica viene fruita, che spinge l’ascoltatore allo zapping musicale e l’esecutore a proporre cose facili e orecchiabili per catturare l’attenzione, scrivere un testo che presuppone un ascolto attento è un azzardo, credo. Comunque per ricollegarmi a Boris, cito la frase che chiude quel monologo: “questa è l’Italia del futuro, un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”.


3. Il video musicale, diretto da Alessandro Cifariello, ha un tono ironico. Come hai collaborato con lui per realizzare una visione che bilanciasse l’ironia del video con il messaggio della canzone?

L’idea è stata quella di arrivare alla stessa destinazione facendo due percorsi diversi. Il messaggio doveva essere lo stesso ma abbiamo concordato che se il video fosse stato anche un po’ comico e divertente avrebbe aggiunto ulteriore profondità. Poi il fatto di parlare nelle mie canzoni di temi anche seri, aggiungendo però una vena di ironia, fa parte proprio del mio modo di comunicare. È stato così anche nel video del mio primo pezzo “Il tuo amore di plastica”, in tanti contenuti che posto sui social e nei testi di altre canzoni del mio repertorio.

4. Hai studiato cinema e sei un professionista nella produzione audiovisiva. In che modo queste competenze influenzano il modo in cui crei e promuovi la tua musica?

Nella creazione della musica in sé ti direi che sono ininfluenti, diventano importanti nella produzione dei video musicali. Parlo la stessa lingua dei registi e degli operatori che devono girare il video per motivi pratici, quindi è facile comunicare con loro, e poi cerco sempre di creare delle storie che accompagnino il messaggio della canzone, insomma i video dei miei pezzi non sono il classico video in cui il cantante canta il suo pezzo con outfit diversi e in location diverse e basta.

5. Nel video citi diverse opere, inclusa la serie “Boris” e un famoso film degli anni ’80. Qual è l’importanza di queste citazioni nel contesto della tua opera e come speri che il pubblico le interpreti?

In tanti film e videogiochi ci sono delle citazioni nascoste anche solo come omaggio ad altre opere, il mio inizialmente voleva essere solamente il vezzo di un ex studente di cinema che ha visto tanti film, poi però casualmente la citazione nascosta nel video di “Cantante da pianobar” rende un po’ l’idea dell’Italia del futuro di cui si parlava prima. La citazione di “Boris” nel finale l’abbiamo inserita solamente per farci una sana risata.

6. La tua carriera musicale è iniziata sui palchi dell’Abruzzo con esperienze in pianobar e cover band. Come queste prime esperienze hanno formato il tuo approccio attuale alla musica?

Ho una grande esperienza e ho suonato dal vivo in tutte le situazioni immaginabili, tuttavia mi emoziono sempre quando salgo su un palco, forse proprio per questo tutti i ricordi più belli legati alla musica riguardano un’esibizione. Quei ricordi e quelle emozioni mi danno la forza e la voglia di scrivere pezzi nuovi.

7. Il trasferimento da Pescara a Milano ha segnato un momento di solitudine e riflessione per te. Come questa esperienza ha influenzato il tuo stile musicale e la tua creatività?

Prima di quel momento ho sempre suonato come membro di una band in molti progetti diversi e cimentandomi nei più svariati generi musicali, principalmente rock, stoner e psichedelia, ma anche blues, funk e jazz. Scrivevo canzoni e testi pensandoli per un progetto specifico con un approccio adatto a quel genere musicale, era come se interpretassi un personaggio adatto a quella rappresentazione. Da quando ho iniziato a mettermi in gioco da solo, come cantautore, è come se avessi tolto la maschera per mostrare la mia vera faccia, ho iniziato a scrivere in modo più intimo e questo ha aggiunto molta profondità alle canzoni che propongo oggi.


8. Nel 2019 hai debuttato con “Il tuo Amore di Plastica”. Come pensi che il tuo suono e il tuo approccio artistico siano evoluti da allora?

Nel brano “Il tuo amore di plastica” ho cercato di arrangiare sulla base dell’indie di quel periodo, dando però una parte più importante alla chitarra in quanto è il mio strumento principale e volevo che questo venisse fuori, credevo anche che saper suonare bene uno strumento fosse un valore aggiunto un po’ come lo è stato per Alex Britti, per esempio. 

In “Cantante da Pianobar” ho tolto gli effetti, i synth, i cori e ho cercato di semplificare lasciando soltanto basso, batteria e chitarra. L’intento è quello di facilitare l’ascolto del testo evitando distrazioni all’ascoltatore. Tuttavia si tratta di una sperimentazione, non sono ancora convinto di aver trovato il mio sound. La sfida, nei prossimi brani, sarà quella di trovare un sound che funziona senza però “nascondere” la voce.


9. Affronti tematiche moderne con uno spirito critico e ironico. Come bilanci l’espressione della tua visione critica con l’intrattenimento per il tuo pubblico?

Credo che le tematiche di cui parlo siano interessanti, certo non per tutti, sono consapevole del fatto che rimarrò sempre un artista di nicchia e mi sta bene. La sfida oggi per un cantautore è trovare la formula giusta per proporsi, non puoi lanciare un pezzo registrato soltanto con chitarra e voce come facevano Bennato e De Gregori, per esempio, e non puoi neanche fare i balletti come fanno le popstar di oggi, devi trovare il tuo modo di attirare l’attenzione senza snaturarti troppo, è una sfida, le sfide mi piacciono.


10. Guardando al futuro, quali sono le tue aspirazioni artistiche e personali? Hai in mente altri progetti o collaborazioni che vorresti realizzare?

Ho un pezzo a cui tengo tantissimo, nel cassetto, e vorrei farlo uscire in autunno. Ho già in mente il video, non voglio spoilerarti niente però so già che realizzarlo sarà un lavoro mastodontico che farò durante tutta l’estate. Il titolo del pezzo è :”Non Smettere Mai” e parla di speranza per un mondo migliore.