Giulia Mei ci presenta il nuovo singolo H&M

  1. Ciao Giulia e benvenuta! Il tuo nuovo singolo “H&M” sembra affrontare temi profondi e attuali sulla società moderna. Qual è stata la tua ispirazione principale dietro la creazione di questa ballad intensa?

Ciao, grazie mille!
“H&M” nasce, come spesso succede, da sentimenti che provo in prima persona e che raccolgo e cerco di sublimare in una canzone. In particolare racconta i sentimenti di disagio e di sconfitta che mi trovo a provare nella mia vita quotidiana all’interno di un sistema sociale a cui spesso mi sento estranea. C’è tutta la paura di non farcela, di non riuscire a soddisfare le pretese e le attese che provengono dall’esterno, di non sentirsi all’altezza e quindi sbagliati, fuori posto. Ci sono anche aspetti molto personali che riguardano vicende familiari, alcune dolorose e delicate e che probabilmente sono state ció che mi ha reso necessario scrivere questo pezzo, una ferita aperta che ho trasformato in qualcosa che riesco a riconoscere meglio, la parola. Insomma tutti i sentimenti più controversi di chi si guarda dentro e poi si guarda attorno, e sente mancare qualcosa, sente di non stare bene, e non sa se arrendersi o reagire.

  1. Parli della necessità di guardare le cose con un filtro più scuro e di affrontare la disillusione. Come trasformi queste emozioni complesse in musica e quali messaggi spera di trasmettere agli ascoltatori attraverso il tuo nuovo singolo?

Si, sicuramente questo è un brano adulto, su cui ho gettato un velo di disillusione e di incertezza, le stesse che si presentano quando ci si affaccia sul mondo in età adulta con la consapevolezza di essere da soli ad affrontarle. La musica allora diventa una valvola di sfogo che utilizzo per fare in modo di non restare sopraffatta da tutto ció. Mettendo in musica quello che vivo riesco a prenderne le distanze ma solo per osservarlo meglio e quindi affrontarlo meglio, a volte per smascherarlo, a volte per riuscire a dargli il giusto significato e peso, a volte per superarlo e farne qualcosa di buono. Quel che è certo è che farne musica mi aiuta molto e che viceversa probabilmente impazzirei.

  1. Il tuo background musicale sembra essere molto ricco e variegato, con influenze che vanno dal pianismo classico al cantautorato italiano. Come integri queste diverse influenze nella tua musica, soprattutto nel contesto dell’indie pop ed elettronico che caratterizza il tuo sound?

Mi piace mescolare mondi diversi, sperimentare in maniera del tutto naturale, quasi fosse un gioco, quella di contaminare mondi diversi è una necessità artistica che ultimamente sento fortemente. Così provo a vedere come suona un arpeggio chopiniano con un beat dubstep e faccio dialogare un clavicembalo con una cassa dritta. Quello che peró conta più di tutto sono le canzoni e quello che nelle canzoni dico, la musica si mette sempre al servizio e cerca di non disperdere mai quello che racconto. Mi ispiro a un cantautorato proveniente dalla vecchia scuola italiana e francese, al centro ci sono sempre delle storie e delle parole, il resto ruota attorno, a volte disintegrando gli schemi a volte in punta di piedi, a volte basta solo un piano e la mia voce. Che tutto questo possa avere un genere musicale di riferimento a dire il vero mi importa fino a un certo punto.

  1. Oltre alla musica, sei anche una insegnante di pianoforte. In che modo l’insegnamento e la musica si influenzano reciprocamente nel tuo lavoro e nella tua creatività?

Insegnare musica mi permette di entrare a contatto con una fonte inesauribile di umanità che è sempre la protagonista della mia musica. Dei miei allievi mi porto sempre dentro qualcosa e attraverso loro imparo sempre qualcosa di me. Un insegnante non è mai solo una fonte da cui sgorgano concetti, un insegnante lavora sulle persone nella loro globalità e questo parte da un lavoro che fa prima di tutto su se stesso. Così nelle mie canzoni, quasi inconsapevolmente, ritrovo delle intuizioni, delle idee che ho raccolto a lezione, le elaboro, diventano musica e crescita. Inoltre il mio lavoro mi spinge per forza di cose a studiare e a scoprire sempre nuova musica per poter seguire i programmi dei miei allievi, e questo inevitabilmente influisce su quello che scrivo e sulla mia evoluzione artistica.

  1. Hai ottenuto numerosi riconoscimenti nel corso della tua carriera, inclusi premi importanti come il Premio Tenco e il Premio Bigazzi. Come ha influenzato il tuo percorso artistico il successo e il riconoscimento ricevuto finora?

Tutti i riconoscimenti che ho ricevuto sono stati molto importanti soprattutto per le persone che mi hanno permesso di incontrare sulla mia strada, persone con le quali sono nate collaborazioni, progetti o solo delle belle amicizie. Della realtà dei premi e dei concorsi penso che questa sia la parte più bella e autentica per un/una artista che decide di prendervi parte.

  1. Il tuo primo album “Diventeremo adulti” è stato finalista alle Targhe Tenco nella categoria “Miglior disco esordiente”. Qual’è stata la lezione più importante che hai imparato durante la creazione di questo album e come ha influenzato il tuo approccio alla musica?

“Diventeremo adulti” è stato un tassello cruciale per me, perchè ha segnato il mio ingresso nella discografia italiana, permettendomi di imparare molte cose di questo mondo, nel bene e nel male.
Mi ha insegnato quanto sia importante la cura e la pazienza quando si lavora alle cose che si amano, mi ha insegnato a gestire un team di lavoro, uno studio di registrazione e poi a realizzare e promuovere da indipendente un prodotto, a conoscere la difficoltà ma anche la fortuna di poterlo fare nel mercato musicale odierno. Mi ha permesso di fare tanti concerti in giro per l’Italia e di far conoscere la mia musica a tanta gente e quest’ultima è la cosa più preziosa che questo disco mi ha donato.

  1. Hai aperto il concerto di artisti del calibro di Roberto Vecchioni e hai ottenuto riconoscimenti importanti come finalista a Musicultura. Qual è stato il momento più memorabile della tua carriera fino ad oggi e come ti ha influenzato come artista?

Penso che questo episodio che hai citato sia stato probabilmente uno dei ricordi più incredibili del percorso fatto fino a qui, perchè un artista non è nulla senza gli artisti che lo hanno in qualche modo influenzato e ispirato. Poter condividere il palco con chi è stato parte della mia adolescenza, della mia crescita personale e delle prime scelte importanti della mia vita, come quella di fare musica e di farne un mestiere, è stato determinante per me. Mi ha dato forza, mi ha fatto sentire sulla strada giusta.

  1. Il tuo singolo “Bandiera” è stato accolto positivamente dalla critica e ha avuto un impatto significativo come colonna sonora per le manifestazioni contro la violenza sulle donne. In che modo la tua musica si impegna per affrontare tematiche sociali importanti e trasmettere un messaggio di cambiamento?

Non è detto che la musica debba per forza contenere un messaggio, io peró mi sono resa conto che nella mia ne ho spesso bisogno, perchè sostanzialmente le mie canzoni nascono dalla necessità di dire qualcosa che altrimenti resterebbe sepolta dentro di me e inascoltata. Vorrei che quello che ho da dire arrivasse agli altri, che gli altri potessero raccoglierlo e magari trovare finalmente le parole per dire delle cose importanti, delle cose necessarie anche per gli altri. In questo modo una canzone diventa una piccola rivoluzione, perchè riesce a raccontare la storia di molte persone, cose che appartengono a tutti e tutte, allora smette di essere una canzone e diventa un megafono enorme che cambia le cose. Non so se per “Bandiera” sia stato così, ma mi piace tanto pensarlo, mi piace tanto scrivere con questa prospettiva.

  1. Come descriveresti il tuo processo creativo nel scrivere e comporre musica? Qual è l’aspetto più gratificante di questo processo per te come artista?

Ogni canzone ha una genesi sempre differente, in base al momento in cui nasce. Alcune nascono al piano, altre nascono da un elemento musicale differente come un beat o una frase melodica, altre nascono da un testo o solo da un concetto attorno a cui costruisco tutto. Poi inizia la parte della scrittura vera e propria, il fare e disfare idee per arrivare a una stesura finale del pezzo e in seguito ma spesso contemporaneamente, la scelta del sound che possa valorizzarlo al meglio. Ció che invece accomuna tutti i pezzi è la sensazione di felicità nel poterli condividere con chi li ascolta e ne fa qualcosa di unico e personale. La gente, la gente che sostiene, ascolta, aspetta, guarda, raccoglie quello che faccio è il fulcro di tutto e la vera gratificazione del
mio lavoro, e non per una questione di approvazione quanto di scambio umano, sentimenti che rimbalzano da un cuore all’altro.

  1. Guardando al futuro, cosa ti aspetti di ottenere con il tuo nuovo singolo “H&M” e quale percorso artistico immagini per te nei prossimi anni?

Spero di suonare il più possibile col mio nuovo album, che uscirà prossimamente, e di cui H&M farà parte, mi auguro di portare la mia musica ovunque e di incontrare persone e realtà sempre più varie e belle, piccole o grandi che siano. Spero di fare questo mestiere sempre restando fedele a me stessa.