La magnetica OARA ci presenta il suo nuovo singolo “Odette”

1. Benvenuta, OARA! Congratulazioni per il tuo nuovo singolo “Odette”. Puoi condividere con noi il processo creativo dietro questa canzone e come hai tratto ispirazione dalla storia di tua madre per creare un brano così toccante?

É partito tutto da un’idea, una sensazione, qualcosa che volevo raccontare. Ne ho parlato prima con un produttore musicale svedese e abbiamo creato questa base musicale. Per il testo invece ho lavorato con un autore di Los Angeles proprio perché volevo fare da subito il brano in inglese, la scrittura è stata direttamente così. Con lui, Blayden Kutik, ho realizzato già tre brani, di cui uno era quello natalizio “Presence is the present” ed un altro ancora da pubblicare. Questo è un brano internazionale anche perché il lavoro è stato finito da un altro producer con cui avevo già lavorato, che si trova Buenos Aires. Insomma, è una canzone che si è mossa in tre continenti! Ho pensato alla storia di mia mamma che sognava di essere una ballerina classica, ma le dicevano che non aveva le caratteristiche necessarie. Invece lei ha continuato, ha modificato il suo corpo con lo studio ed è riuscita a diventare ciò che desiderava, una prima ballerina classica e a ballare ruoli importanti, come “Odette” ne Il lago dei cigni, ovvero Swan Lake, come lo canto io in inglese.

2. “Odette” mescola elementi di pop contemporaneo e R&B con un messaggio edificante sulla fiducia in se stesse. Qual è il significato più profondo dietro questa canzone e qual è il messaggio che speravi di trasmettere al tuo pubblico?

Spesso nella vita ci si sente dire che non si potrà mai fare o essere qualcosa, come se ci siano persone speciali sin dalla nascita ed altre no. Per me questo ragionamento non ha senso, non bisognerebbe mai impedire a qualcuno di sognare tantomeno dar retta a persone con ragionamenti pieni di limiti. Parlo a volte con persone che si sono ritrovate a fare lavori, percorsi di studio, solo per ragioni pratiche, non perché ci fosse una passione dietro. Lo trovo davvero strano, come si può vivere tutti i giorni pensando che avresti voluto fare qualcos’altro? E a volte parte proprio dai genitori questo impedimento. Io vorrei proprio dire alle persone che ognuno di noi ha il suo vero posto nel mondo, dobbiamo capire nel profondo cosa ci piace davvero, perché quando saremo alla fine della nostra vita, guardando indietro, potremo dire di aver provato a realizzare almeno un sogno?


3. Raccontaci di più sulla tua decisione di intraprendere la carriera musicale e come le tue esperienze precedenti come modella e attrice hanno influenzato il tuo approccio alla musica.

La mia decisione è finalmente avvenuta dopo che mi sono fatta coraggio e mi sono detta che non avevo nulla da perdere. Questo è stato dopo aver perso mio padre, dopo quattro anni davvero pesanti. Quando è finito questo periodo, e successivamente ai lockdown e la perdita di mia nonna, ho capito che era arrivato il momento di prendere in mano la situazione e fare i miei pezzi, cosa che sognavo sin da bambina. Le mie esperienze da modella e attrice hanno semplicemente creato una base performativa, lo stare in scena, su un set, raccontare col corpo un’emozione, capire come interpretare un testo. In America ci sono tantissimi attori che sono anche modelli e cantanti, non è nulla di strano.

4. “Il regalo più speciale” e “Presence is the present” hanno concluso il tuo 2023 con grande successo. Qual è stata la tua esperienza nel reinterpretare e adattare i tuoi brani per il pubblico internazionale?

La canzone di Natale anche è nata inizialmente in inglese e sempre con un team internazionale, tra Los Angeles e Buenos Aires. Con Blayden ho scritto il testo in inglese, poi la canzone è stata accolta così bene che mi sono detta di farla in italiano. L’ho riscritta tutta io, mi rendo conto che di canzoni natalizie italiane ce ne sono poche, mi sembra così strana la cosa. Mi auguro che questa mia canzone di Natale abbia un lungo percorso, perché parla della perdita di un caro e chiunque ci si può immedesimare prima o poi nella vita.

5. Oltre alla tua carriera musicale, hai anche diretto video art e cortometraggi. Come integri la tua creatività attraverso diverse forme d’arte e come credi che queste esperienze abbiano arricchito il tuo percorso artistico?

Sono tutte esperienze che fanno parte del mio percorso, amo tantissimo il cinema e grazie ai cortometraggi che ho realizzato ho potuto ora dirigere i miei videoclip e fare il montaggio. Cerco di unire tutto ciò che conosco, così è davvero un prodotto mio personale. Poi ovviamente mi piacerebbe avere collaborazioni con altri, vedremo!

6. Come descriveresti la tua evoluzione musicale fino ad oggi e quali sono stati i momenti più significativi che ti hanno portato a questo punto della tua carriera?

Sono partita dal brano “Sono in vacanza” che ha un ritmo davvero forte pop dance, lo adoro. Come genere poi sono andata un po’ sul pop funk con “Un bacio blu” e pop elettronico con “Je danse” e “Il regalo più speciale”. Amo tutti i miei brani proprio perché li ho scelti, ci ho lavorato tanto. Ma “Odette” mi rappresenta forse più di tutti. Perché quel tocco di R&B è davvero una parte di me, pensa che ho studiato tanta danza hip hop e adoro le artiste tipo JLo e Mariah Carey che nel loro pop spesso hanno fatto collaborazioni e stili R&B.

“Odette” è un inno alla perseveranza e alla resilienza. Qual è stato il momento più difficile che hai affrontato nella tua carriera e come sei riuscita a superarlo?

Nelle carriere artistiche ci sono tanti momenti difficili. Come attrice sono stata davvero dispiaciuta quando ero all’inizio della mia gravidanza e mi sono saltati tre progetti che mi piacevano tantissimo, perché le produzioni avevano paura seppur fossi tipo al terzo mese e non si vedeva nulla. Difatti non ho lavorato per un bel po’, la cosa mi è dispiaciuta tantissimo.

7. Parli della tua capacità di comunicare anche in lingue diverse attraverso la tua musica. Qual è l’importanza della multiculturalità e dell’interculturalità nella tua arte?

Alcuni artisti parlano un linguaggio locale, ma riescono comunque a comunicare emozioni a tanti, anche con i dialetti, come ad esempio Geolier. Io non parlo il dialetto romano così bene, conosco quattro lingue perchè provengo da una famiglia molto internazionale e sono più propensa a guardare all’estero che al regionale italiano. Ma alla fine penso che conti solo chi sei. Io sono così, una canzone in francese, una in italiano, una in inglese…chissà, magari un giorno pure in spagnolo.

8. Cosa ti rende più orgogliosa della tua musica e del tuo percorso artistico fino ad oggi?

Sono orgogliosa del fatto di aver terminato i brani che volevo fare, di aver rispettato il patto con me stessa, di aver permesso alla bambina dentro di me che sognava di cantare di averci provato. Ma ho ancora tanta strada davanti, fino ad oggi sono felice ma ho tanti altri step da fare.

9. Guardando al futuro, quali sono i tuoi obiettivi e le tue ambizioni come artista? Ci sono nuovi progetti o collaborazioni che puoi anticipare?

Voglio continuare a fare i miei brani e creare dei momenti live di condivisione col pubblico. Spero di riuscire a farlo tra un po’, ho davvero tanta voglia di fare dei concerti. Al momento sto pensando ai prossimi brani, ma vorrei promuovere ancora Odette per permettere a tutti di conoscerlo.