Martina Attili ci racconta il suo nuovo singolo “Malinconia”

  1. Ciao! Benvenuta, Martina! Potresti dirci cosa ti ha ispirata a scrivere il singolo “Malinconia”?
    Ciao! Grazie mille! La scorsa estate stavo vivendo qualcosa con un’altra persona senza sapere bene cosa fosse, provavo dei sentimenti a cui non riuscivo a dare un nome, non sapevo come entrare nella vita dell’altra persona e non sapevo come farla restare nella mia, era qualcosa di molto bello ma non capivo se fosse reale. Scrivere mi ha sempre aiutata a realizzare quindi, sperando potesse risolvere i miei interrogativi, mi sono seduta al piano.
  2. Quando è nata questa canzone?
    È nata esattamente il 12 settembre del 2023.
  3. Secondo te, perché in alcuni rapporti le parole non escono e non si arriva a una comunicazione con l’altro? Forse perché il corpo ci sta già inviando un allarme?
    Per quanto riguarda il corpo, il mio dottore mi ha sempre detto che ho due cervelli: uno nella testa e uno nello stomaco. Con questa persona il mio stomaco entrava in subbuglio, però era una bella sensazione. Dopo l’unica volta in cui lo stomaco mi ha fatto male, le cose sono cambiate. Per il resto, quello che mi sento di dire è che non credo si possa ricondurre tutto a ‘non ti chiama perché non gli piaci abbastanza’. Le persone sono più complicate di così. Prima di cominciare la nostra storia insieme a qualcun altro dobbiamo sempre ricordarci che la persona che ci sta di fronte, fino a quel momento, stava scrivendo dei capitoli per conto suo, e non è detto che ce li lasci leggere tutti quanti. Chiarire le cose affinché l’altro non ci pensi troppo è anche una responsabilità emotiva, ma per prendersi delle responsabilità bisognerebbe porsi su un piano di realtà, e in un rapporto con due visioni diverse è sempre molto difficile individuare quale sia questa realtà.
  4. Cosa significa per te esplorare i sentimenti di malinconia e le domande irrisolte in questo brano?
    In realtà è stato più difficile del previsto. Faccio difficoltà perché mi rendo conto che questa situazione riguarda anche un’altra persona, a cui voglio portare il massimo rispetto, ma sono così vicina agli eventi che descrivo in Malinconia che a volte ho paura di non riuscire a parlarne in una maniera oggettiva. È complicato anche perché le cose che non iniziano non le puoi continuare ma non le puoi neanche finire. A volte penso di avere delle risposte alle mie domande, ma poi puntualmente succede qualcosa che mette in discussione tutte le mie conclusioni. Pubblicare Malinconia ha riportato a galla molte più questioni irrisolte di quelle che avevo programmato.
  5. Come hai lavorato sull’arrangiamento musicale per creare l’atmosfera giusta per “Malinconia”?
    Io scrivo, compongo e canto ma quando si arriva all’arrangiamento mi arrendo. So quello che non mi piace, ma non saprei spiegare quello che mi piace. Questa domanda andrebbe fatta a Davide Gobello che ha prodotto il brano. Mi sono fidata di lui, anche se lui vi direbbe che mi sono fidata troppo poco, ma affidare un brano a cui tieni molto a qualcuno e digli ‘vestilo come ti pare’ per me è una grandissima dimostrazione di fiducia.
  6. Dalla tua musica lanci sempre dei messaggi: qual è l’insegnamento più grande che hai tratto da questa situazione?
    Che non bisogna sempre imparare qualcosa. Che alcune cose vanno vissute così come sono, che dalle persone ti puoi aspettare solo quello che possono darti, non di più.
  7. Quali sono state le sfide più significative durante la creazione e la produzione di questo brano?
    Nessuna sfida in particolare. Durante la produzione io e Davide abbiamo dovuto contrattare su come arrangiare i ritornelli. Io li volevo più scarni, che la voce sembrasse quasi un lamento, Davide invece voleva cambiare la progressione di accordi e aggiungerci delle armonie. Alla fine abbiamo fatto il primo ritornello come lo volevo io e il secondo come diceva lui, ma è l’unica sfida che mi viene in mente, tralasciando ovviamente l’emotività che mi crea parlare del brano.
  8. Fin da ragazzina hai avuto numeri impressionanti che ti hanno definita un “enfant prodige”, ma successivamente, a livello discografico, hai dovuto fermarti. Cosa significa per te poter tornare ufficialmente, e come stai vivendo questo ritorno? Lo consideri un singolo d’esordio, dato che sei notevolmente cresciuta?
    Ho sempre detto che non credo Malinconia sia la canzone più bella tra quelle che ho scritto, ma è la più giusta per ripresentarsi alle persone, proprio perché ha delle frasi che ricordano Cherofobia, per le quali a chi l’ascolta risulta più semplice percepire una crescita. Un singolo di “riposizionamento”. Sono molto contenta di essere tornata, sono in ansia e preoccupata perché sono realista e so di aver scelto un percorso lungo e difficile, ma so che a lungo andare mi porterà tante soddisfazioni.
  9. Abbiamo saputo che stai lavorando a un nuovo libro: ci puoi anticipare qualcosa?
    Preferirei di no, posso solo dire che non è il seguito del primo. So che la gente si aspetta questo e che Sara di Baci amari e musica d’autore ha rappresentato un riferimento per diverse ragazze che soffrono di disturbi alimentari, ma continuare la sua storia significherebbe parlare della mia, e al momento non sono pronta per parlare di me.
  10. Quali sono i tuoi progetti futuri, sia musicali che non, dopo il rilascio di “Malinconia”?
    Voglio assolutamente finire questo libro di cui ho dovuto interrompere la scrittura perché sono partita in tour con Peter Pan il Musical. Per un prossimo singolo ancora ci sentiremo in autunno con un progetto che ho molto a cuore.