Orietta Cicchinelli ci presenta il suo nuovo emozionante romanzo “Ginestrina”

1. Benvenuta, Orietta! Grazie per essere qui con noi oggi. Partiamo da “Ginestrina.” Puoi parlarci dell’ispirazione dietro la storia e dei temi principali che affronti nel romanzo?

Ginestrina nasce dall’esigenza di raccontare le storie di tante ragazze e donne che ho incontrato nella mia vita, e dalle difficoltà che queste incontrano solo per affermare il loro diritto ad esistere alla loro maniera a questo mondo.

2. Il romanzo è descritto come un’opera di crescita incentrata sulla storia di una ragazza di paese che si fa strada nel mondo. Come hai sviluppato il personaggio di Ginestrina, e quali sono le sue sfide principali?

Ginestrina parte da me e dalla mia maniera di interpretare la vita (essendo il primo racconto che ho scritto, ma il quarto e fin qui ultimo pubblicato): attinge molto alla mia storia, ai miei incontri lungo la strada. La protagonista sfida il mondo chiuso alle donne di una società arretrata: anche perché la vita in campagna, rispetto a quella in città, si adeguava molto più lentamente alle evoluzioni e alle conquiste sociali dell’epoca pre-internet e, soprattutto, pre-social.

3. La storia si svolge tra gli anni ’90 e il primo decennio del 2000. Come hai ricreato l’ambientazione di quel periodo, e perché hai scelto di ambientare la storia in quel contesto temporale?

Gli Anni ’90 sono quelli che conosco meglio, avendoli vissuti in prima persona. Ed è stato facile attingere ai ricordi ancora freschi (visto che io sono nata nel 1968 in un paesino dei monti d’Abruzzo) e magari guardarli con occhi diversi, di chi ha avuto la fortuna di lasciarsi alle spalle molte note dolorose.

4. “Ginestrina” tratta di temi universali come sentimenti, passioni ed emozioni. Come hai affrontato queste tematiche nel romanzo, e cosa speri che i lettori prendano dalla storia?

Ginestrina racconta la vita vissuta e, con onestà, credo di aver trasferito sulla pagina scritta le disavventure impresse nel nostro karma. Quando veniamo al mondo non siamo noi a scegliere dove nascere: ci vengono date delle carte, belle o brutte, non importa. Ma solo noi possiamo decidere come giocarle? È una domanda che mi pongo spesso. Il fatto di nascere femmina o maschio o fluidi non è un nostro appannaggio e non dovrebbe incidere nel nostro percorso. Ma così non è: non nascere maschi ancora oggi rappresenta, per alcuni, già di per sé un handicap.

5. La pandemia e l’isolamento forzato hanno reso attuali molti degli aspetti del romanzo. Come pensi che i lettori contemporanei possano identificarsi con la storia?

La storia di Ginestrina è una storia universale. Quale persona non conosce oggi il peso delle “etichette” che ti vengono appiccicate addosso nella società, mentre dovrebbero solo restare attaccate ai vestiti? Quale persona non conosce le gioie e i dolori di un amore? Chi è quel fortunato o quella fortunata che non ha mai subito una perdita dolorosa? Chi non conosce o non immagina il dramma di una donna costretta a scegliere se partorire oppure no? Beh, se qualcuno ancora ancora non ne ha contezza, leggendo Ginestrina l’avrà!

6. Il romanzo esplora la vita semplice del contadino e il concetto di vera felicità. Qual è la tua opinione su questi temi, e come li hai integrati nella trama?

In realtà la vita semplice del contadino non è felice! È una vita consapevole che può essere felice nella misura in cui il contadino o la contadina (ovvero l’essere umano in generale) si adegua alle stagioni della natura che poi sono quelle della vita! C’è un tempo per preparare il terreno, uno per seminare e irrigare, e un altro per raccogliere. Ma non sempre le cose vanno come dovrebbero andare: il contadino (l’uomo/la donna) sa che per quanto possiamo prendere in mano la nostra storia umana c’è sempre un imprevisto dietro l’angolo. Perché, come si dice, la vita ha molta più fantasia di noi!